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52 ecce homo

filologo: nel senso che il mio primo lavoro di filologia, il mio principio in ogni senso, mi fu richiesto dal mio maestro Ritschl per il suo «Rheinisches Museum» (Ritschl — lo dico con venerazione — è l’unico dotto geniale ch’io abbia conosciuto fino ad oggi. Egli aveva quella piacevole depravazione che distingue noi, della Turingia, e che rende simpatico persino un tedesco: — per giungere alla verità noi preferiamo anche le vie meno rette. Con queste parole non intendo affatto di deprezzare il mio conterraneo, il prudente Leopoldo von Ranke).


10.


Mi si chiederà perchè, veramente, ho raccontato tutte queste piccole cose, indifferenti secondo il modo di vedere tradizionale. È una cosa che mi danneggia specialmente se sono destinato a riflettere sui più alti problemi. Risposta: queste piccole cose — nutrizione, luogo, clima, svaghi, tutta la casuistica dell’egoismo — sono infinitamente più importanti di tutto ciò che finora è stato considerato come importante. È proprio qui che bisogna cominciare a cambiar metodo. Ciò che finora gli uomini hanno considerato seriamente non sono neppur delle realtà, non sono che immaginazioni, o più esattamente menzogne prodotte da cattivi istinti di nature malate, veramente dannose nel più ampio senso della parola; così, tutti i concetti di «dio», «anima», «virtù», «colpa», «al di là», «verità», «vita eterna»..... Ma in essi s’è cercata la grandezza della natura umana, la sua «divinità»..... Tutti i problemi di politica, di sociologia, di educazione sono profondamente falsati fin dall’origine per il fatto che si presero gli uomini più dannosi per grandi uomini e s’insegnò a disprezzare le «piccole cose», cioè le cose fondamentali della vita.....

Ora, s’io mi confronto con gli uomini che finora sono stati onorati come «i primi», la differenza che passa tra loro e me è evi-