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Terzo: non attacco mai le persone, mi servo delle persone come d’una forte lente d’ingrandimento con cui si possa render visibile qualche male comune ma celato, ma difficile a esser colto. Così ho attaccato Davide Strauss, o più precisamente il successo decretato dalla «erudizione» tedesca ad un libro debole; questa erudizione, io la colsi allora sul fatto..... Così ho attaccato Wagner o più precisamente la falsità, l’ibridismo della nostra «cultura» che confonde i raffinati con i ricchi, i tardi con i grandi. Quarto: io attacco soltanto cose da cui è esclusa qualunque antipatia personale, in cui mi manca ogni e qualunque fondo di tristi esperienze. Al contrario, assalire è, per me, un segno di benevolenza, talvolta perfino di riconoscenza. Io faccio un onore, una distinzione, quando unisco il mio nome a quello d’una cosa o d’una persona: pro o contro di essa, per me è lo stesso. Se faccio la guerra al Cristianesimo ne ho bene il diritto, poichè da quella parte non mi sono mai capitate disgrazie nè ostacoli; i cristiani più convinti mi sono stati sempre benevoli. Io stesso, nemico del Cristianesimo de rigueur, sono ben lontano dal portare astio ai singoli individui per una cosa ch’è la fatalità di migliaia d’anni.


8.


Posso arrischiarmi ad accennare ancora ad un ultimo tratto della mia natura, che mi procura non poche difficoltà nei miei rapporti con gli uomini? Io sono dotato d’una irritabilità assolutamente inquietante dell’istinto di pulizia, così che io sento fisiologicamente la vicinanza o — come dire? — l’intimo, le «viscere» di ogni anima; io le adoro. Per questa sensibilità io ho dei tentacoli psicologici coi quali tasto ogni segreto, e me lo reco in mano: tutto il sudiciume nascosto nel fondo di alcune nature e causato forse dal cattivo sangue ma poi ricoperto alla meglio coll’educazione, mi risulta evidente fino quasi dal primo contatto. Se ho bene osservato,