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perchè sono tanto saggio 27

anche di aver torto. Un Dio che venisse in terra non potrebbe far altro che dei torti; — addossarsi non la pena, ma la colpa: questo soltanto sarebbe divino.


6.


Non provare risentimento, veder chiaro nel mio risentimento! — chi sa di quanta gratitudine vado debitore anche per ciò alla mia lunga malattia! Il problema è tutt’altro che semplice: bisogna averlo esperimentato partendo dalla forza e partendo dalla debolezza. Se qualche ragione si può far valere contro lo stato di malattia, e di debolezza, è che in esso il vero e proprio istinto di salvezza, cioè l’istinto di difesa, si fa meno potente. Non si sa liberarsi, non si sa svincolarsi, non si sa respingere nulla: tutto ci offende. L’uomo e la cosa provano molestia d’essere vicini, gli avvenimenti colpiscono troppo profondamente, il ricordo è una ferita in suppurazione. Lo stato dei malati è una specie di vero e proprio risentimento.

Contro tutto ciò, il malato ha un solo grande mezzo per guarire; io lo chiamo il fatalismo russo, quel fatalismo senza rivolte con cui un soldato russo che trova troppo duro il servizio finisce per abbandonarsi sulla neve. La grande ragion d’essere di questo fatalismo, che non è sempre soltanto coraggio di fronte alla morte, per la conservazione della vita fra le circostanze più pericolose, è, ch’esso produce una riduzione dei ricambi materiali, un rallentamento degli stessi, quasi un desiderio di letargo. Ancora pochi passi avanti in questa logica e ci troviamo di fronte al fachiro che dorme per delle settimane in una tomba.....

Siccome se si reagisse, ci si logorerebbe troppo presto, non si reagisce più affatto: quest’è la logica. E non c’è nulla che consumi presto come le passioni prodotte dal risentimento. L’ira, la suscettibilità morbosa, l’impotenza a vendicarsi, il desiderio, la sete