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perchè sono tanto saggio 25

produrre simili suoni.... Sopratutto, forse, da quell’Enrico de Stein, morto giovanissimo, che dopo essersene procurato accuratamente il permesso venne per tre giorni a Sils-Maria, dichiarando a tutti che non veniva per vedere l’Engadina. Quest’eccellente uomo, che con tutta l’ingenua impetuosità d’un bravo giovanotto prussiano s’era slanciato nella palude wagneriana (e per di più anche nella Dühringiana!), si sentì in quei tre giorni come pervaso da un vento impetuoso di libertà, come uno che improvvisamente è sollevato fino alla sua aria e si sente spuntare l’ali. Io gli ripetevo continuamente ch’era effetto della buon’aria di lassù, che così succedeva a tutti, che non per nulla si era 6000 piedi più in sù di Bayreuth egli non mi voleva credere....

Se ciò nonostante fu commesso a mio danno qualche delitto, grande o piccolo, esso non fu fatto con intenzioni, o almeno con cattiva intenzione: più tosto — come accennavo poco fa — avrei da lagnarmi delle buone intenzioni che hanno portato non pochi scompigli nella mia vita. Le mie esperienze mi dànno pieno diritto di diffidare dei cosiddetti scatti «altruistici» e in generale di tutto «l’amor del prossimo» pronto al consiglio e all’azione. Per me, esso è segno di debolezza, una prova dell’incapacità di resistere agli stimoli: la compassione si chiama virtù solo fra i decadenti.

Ciò ch’io rimprovero a coloro che sentono compassione è, che essi perdono facilmente il pudore, il rispetto, il delicato senso delle distanze, che la compassione ricorda troppo l’odore della plebe e somiglia troppo alle cattive maniere, che talvolta le mani pietose possono avere effetti addirittura disastrosi su un grande destino, su ferite non rimarginate, sul privilegio di sopportare una grave colpa, lo metto tra le virtù insigni la forza di superare la compassione: ho messo in poesie come una «Tentazione di Zarathustra» un caso in cui per un grido d’angoscia che giunge fino a lui la compassione l’assale, come un’ultima colpa, e vuol farlo venir meno ai suoi principii. Rimanere padroni di sè in questo caso, mantenere l’altezza del proprio còmpito non contaminata dagli impulsi, molto più umili