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perchè sono tanto saggio 21

il vero e proprio dono di quel tempo in cui tutto in me si raffinava: tanto l’osservazione stessa quanto gli organi dell’osservazione. Guardare da un punto di vista malato verso concetti e valori più sani, e a sua volta dalla pienezza e consapevolezza della vita ricca guardare giù nell’oscuro lavorìo dell’istinto di decadenza fu questa la mia più costante occupazione, la mia esperienza, e in ciò, se mal in altra cosa, sono Maestro. Per me, ora, è cosa da nulla ci ho fatto la mano il variare le prospettive: ragione massima per cui a me solo, forse, può riuscire una «Inversione dei valori».


2.


Mi spiego: non solo io sono un decadente, sono anche il contrario d’un decadente. Lo prova, tra altro, il fatto che istintivamente ho scelto sempre i giusti mezzi nelle situazioni difficili mentre chi è soltanto decadente sceglie sempre i mezzi a lui dannosi. Come summa summarum ero sano; come dettaglio, come specialità ero un decadente. L’energia sempre rivolta all’assoluto abbandono, alla liberazione dalle condizioni abituali, lo sforzo continuo contro me stesso per non lasciarmi più guardare, servire, curare dai medici, tutto ciò dimostra un’assoluta istintiva certezza di ciò che allora mi occorreva sopra tutto.

Io curai me stesso, io mi risanai. Perchè ciò avvenga — ogni fisiologo dovrà ammetterlo — bisogna che in fondo si sia sani. Un essere veramente malato non può guarire, e tanto meno guarirsi da sè; per un uomo veramente sano la malattia può essere, al contrario, un energico incitamento a vivere, a vivere più intensamente. Così realmente mi appare ora quel lungo periodo di malattia: io scopersi quasi nuovamente la vita, me compreso; io gustai tutte le cose buone, anche le piccine, come altri difficilmente potrebbe gustarle, io feci della mia volontà d’esser sano, di vivere,