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ecce homo 106

significato di esso: è affermativo fino alla giustificazione, fino alla redenzione anche di tutto il passato.

«Io vado tra gli uomini come tra frammenti del futuro; di quel futuro ch’io vedo.

«E a ciò tende tutta la mia poesia, tutti i miei sforzi, a mettere insieme e a riunire in uno tutto ciò ch’è frammento, problema, caso, crudele.

«E come sopporterei d’essere uomo, se l’uomo non fosse anche poeta, e solutore d’enigmi, e salvatore del caso?

«Salvare il passato e cambiare tutto «ciò che fu» in «ciò che avrebbe dovuto essere», questo soltanto sarebbe per me redenzione».

In un altro passo Zarathustra determina con la maggior precisione possibile quello che, per lui, può solo essere «l’uomo»; non un oggetto d’amore o di pietà; Zarathustra ha dominato anche il grande schifo dell’uomo: per lui, l’uomo è una cosa informe, una materia prima, una rozza pietra che ha bisogno dell’artefice.

«Non volere più, non valutare più, non creare più; ah! che questa grande stanchezza resti per sempre lontana da me.

«Anche nella conoscenza sento solamente la gioia di generare e di divenire della mia volontà; e se nella mia conoscenza c’è dell’innocenza, ciò succede perchè c’è in essa la «volontà di generare».

«Questa volontà m’attirò lontano da Dio e dagli dèi; che cosa si dovrebbe dunque creare se gli dèi.... ci fossero?

«Ma essa mi risospinge sempre verso gli uomini, questa mia ardente volontà di creare; così, essa spinge il martello verso la pietra.

«O uomini, nella pietra dorme, per me, una statua, la statua delle statue! Ahimè! Essa deve dormire nella più dura, nella più brutta delle pietre!

«Ora, il mio martello infuria crudelmente contro la prigione che la racchiude. Volano schegge di pietra; che m’importa di ciò!

«Voglio compierla, perchè venne a me un’ombra; la più silente e leggera di tutte le cose venne una volta a me.