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fermato. Io sono d’avviso non poterglisi fare altro rimprovero che quello di stare più attaccato alla forma che alla sostanza.

— Come sarebbe a dire? domandò Antonio.

— Ditemi, il capo dello Stato si chiami Statolder o Gran Pensionario, quando le istituzioni sieno repubblicane, non è la stessa cosa?

— Non mi pare, si fece innanzi Cecchino.

— E perchè, disse con la solita flemma il buon Olandese.

— Perchè l’essere tale autorità ereditaria in una famiglia, che può dare, come si vede succedere quasi sempre, degli uomini inetti e più che inetti cattivi, differisce d’assai da quando questa cada sopra uomini capaci, e per le doti di mente e d’animo meritevoli di governare i propri concittadini.

— Io poi, rispose l’Olandese, non ci vedo tutto cotesto male; quando ci sono le leggi, quando ci sono i rappresentanti del popolo che possono moderare e costringere, se anche così fosse, la prava volontà del loro capo, il quale alla fin fine non può far nulla senza il consenso del popolo, mi pare, torno a ripetere, che sia più questione di forma che di sostanza.

— E credete voi, che un potere a vita in una famiglia potente per aderenze e per parentele non possa alla fine usurpare tutti i poteri dello Stato? Io lo credo, disse Cecchino un po’ concitato.

— E perchè ciò non potrà succedere anche nella carica di Gran Pensionario?

— Per le ragioni che ho addotte, e perchè cinque anni sono pochi per corrompere la maggiorità di una nazione.