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il commercio, come vedevansi stabilire all’Aya tutti i politici e i galanti.

Abbiam detto che Leida era stata la conquista dei sapienti; Harlem dunque prese il gusto delle cose dolci, della musica, della pittura, dei verzieri, dei passeggi, dei boschetti e dei viali.

Harlem divenne pazza pei fiori e tra gli altri dei tulipani. Propose premii a onore dei tulipani, e giungiamo così naturalissimamente, come si vede, a parlare di quello che la città propose il 15 maggio 1673 in onore del gran tulipano nero, senza macchia e senza difetto, che doveva portare cento mila fiorini al suo inventore.

Harlem avendo messo in luce la sua specialità, avendo fissato il suo gusto pe’ fiori in particolare in tempi, in cui tutto era volto alla guerra o alle sedizioni; Harlem avendo avuta l’insigne gioia di veder fiorire l’ideale delle sue pretensioni e l’insigne onore di veder fiorire l’ideale dei tulipani: Harlem graziosa città piena di boschetti e di sole, d’ombra e di luce, aveva voluto fare della cerimonia dell’inaugurazione del premio una festa, che durasse eternamente nella memoria degli uomini.

Ed ella aveane tanto più il diritto, essendo l’Olanda il paese delle feste; giammai natura più flemmatica spiegò ardore più brillante, cantante e danzante di quei dei buoni repubblicani delle Sette Provincie all’occasione dei divertimenti.

È meglio vediate i quadri dei due Tenier.

Egli è certo che i flemmatici sono di tutti gli nomini i più ardenti a spossarsi, non già quando mettonsi al lavoro, ma quando mettonsi al piacere.