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Parte I. Cap. VI. 289

no calunniamo la terra, se i seminati non van bene: indarno ci scorrucciamo con gl’animali bruti, se non fanno a nostro modo: E non meno indarno, e più pazzamente accusiamo gl’altri, quando noi habbiamo qualche male. O quante volte si sentono queste parole: Quel furfante, quel furbo, quella forca, quel scelerato, mi hà tramato questo male; mi hà procurato questa disgratia: a questa carogna dò la colpa della mia rovina.

O poveri ignoranti, che non sapete la verità! Ogn’uno è cagione a se stesso della sua propria calamità: Ogn’uno si fabrica la sua fortuna: adunque imputi ciascuno a se stesso, e non ad altri il suo proprio vitio. A questi tali rispondendo Epitteto dice: Alios accusare ob calamitatem suam hominis est ineruditi: scriptum, eius qui erudiri coepit: Nec se, nec a-