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chilometro o due un’insenatura quasi, lungo la finale trovansi certe mosche irritanti che sono di gran tormento ai cavalli, provenienti dalla valle. E di ciò è vecchia usanza che i fanciulli del villaggio corrano per quel tratto di strada a fianco degli animali ansimanti, sventolando via le mosche importune, e questa fu la prima impresa del piccolo Tiburzio.

Allorchè fu più grandicello aiutava anche ad abbeverare i cavalli alle fermate e in scuderia. Naturalmente egli agognava alla carriera di guida, ma benchè a sedici anni egli fosse robusto ed intelligente, dovea attendere altri due o tre anni prima di poter assumere la responsabilità di un tal mestiere.

La sua ambizione però non lo lasciava tranquillo, ed un giorno mentre gironzava alle falde del ghiacciaio sul quale sperava poi di guidare i touristes, un’idea gli traversò la mente: — Perchè non potrei, come Augusto, scavare una galleria nella parte più bassa del ghiacciaio e farla visitare come lui? Egli ha due anni più di me ma non è più robusto.

Si avviò spesse volte in quella direzione e osservò lungamente Augusto il quale manteneva in buon stato la sua galleria e vi conduceva numerosi viaggiatori.

— Ah questo è un compenso! esclamò Tiburzio vedendo le monetine d’argento che passavano dalle mani d’Augusto nelle sue saccoccie. Altro che metter in fuga le mosche!

E quello stesso dì egli s’accinse all’opera, scavando a poca distanza una grotta e un sottopassaggio come quello del suo compaesano: ma un pensiero lo angosciava: il suo tunnel stillava e quello d'Augusto no.

Anzi Tiburzio una notte vi si arrampicò per esaminarlo: no, non stillava mentre dal tetto del suo l’acqua cadeva in diversi punti.

Ciononostante Tiburzio si tacque e quando ebbe finito il suo lavoro di scavo, egli si collocò all’imboccatura del suo tunnel, invitando sorridente i passeggieri. Ma i sorrisi svanirono ed i suoi occhi lampeggiarono d’ira, allorchè i viaggiatori scor-