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— Che hai? esclamò il piccolo Arnaldo costernato. Come puoi piangere nel giorno di Natale?

Essa non ebbe il tempo di rispondere, perchè la moglie del dottore entrò, esaminò in fretta la stanza, poi andò verso la fanciulla che teneramente abbracciò. Lei pure aveva gli occhi velati di pianto.

— Elisa pensa come me a suo fratello, disse. Quale vuoto immenso crea questa assenza nei nostri cuori, in questo giorno santo! Speravamo egli ci fosse restituito per le feste, ma Dio nol volle.

— Oh! mamma, esclamavano i due bimbi, egli ritornerà pel capo d’anno; vedrete, egli sarà qui per augurarvi il buon anno.

— Lo spero anch’io; ma non è però meno doloroso il veder deserto il suo posto alla nostra tavola in questo giorno... Figli miei, papà sarà contento di voi, perchè avete lavorato molto bene. Ora andate, e aspettate pazientemente la ricompensa, che vi darà l’albero di Natale.

Madre e figlia, uscirono per terminare la decorazione dell’albero, mentre i fanciulli correvano in giardino per uccidere del loro meglio la noia dell’aspettativa.

Essi pure erano felici al pensiero di rivedere il loro fratello maggiore, partito da due anni pel suo primo viaggio in mare. Ne rammentavano la bontà, il carattere allegro; però un cervellino bizzarro che lo esponeva sovente alle rimostranze paterne, e faceva piangere la madre. Aveva voluto assolutamente farsi marinaio, avendo la tendenza pei viaggi e le avventure, e, per debuttare, si era imbarcato in un veliere diretto alle Indie e in China.

Era il secondo anno che il suo coperto mancava alla cena del Natale. La sua nave era attesa ogni giorno, al dire dei giornali: ma il mare era stato cattivo, varii naufragi erano stati segnalati. Ecco ciò che metteva sovente delle lagrime negli occhi della madre e della sorella maggiore, e delle nubi sulla fronte del padre.

Ma ciò che i bimbi ignoravano, perchè ad essi era stato sempre accuratamente celato, è che il loro fratello s’era imbarcato senza il consenso del padre, e quest’ultimo, uomo rigido quantunque