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tali, e ne cercava colla forza e coll’arte, la conquista o l’abbassamento. Ogni nazione aveva stranieri o barbari nel suo seno, uomini, milioni di uomini, non ammessi ai riti religiosi dei cittadini, creduti di natura diversa, e schiavi fra i liberi. L’unità del genere umano non poteva essere ammessa che come conseguenza dell’unità di Dio. E l’unità di Dio, indovinata da alcuni rari pensatori dell’antichità, manifestata altameute da Mosè, ma colla restrizione funesta che un solo popolo era l’eletto di Dio, non fu riconosciuta che verso lo scioglimento dell’Impero Romano, per opera del cristianesimo. Cristo pose in fronte alla sua credenza queste due verità inseparabili: non v’è che un solo Dio, tutti gli uomini sono figli di Dio; e la promulgazione di queste due verità cangiò aspetto al mondo e ampliò il cerchio morale sino ai confini delle terre abitate. Ai doveri verso la famiglia e verso la patria s’aggiunsero i doveri verso l’umanità. Allora l’uomo imparò che dovunque ei trovava un suo simile, ivi era un fratello per lui, un fratello dotato d’un’anima immortale come la sua, chiamata a ricongiungersi al Creatore, e ch’ei gli doveva amore, partecipazione della fede, e aiuto di consiglio e d’opera dov’egli ne abbisognasse. Allora, presentimento d’altre verità contenute in germe nel Cristianesimo, s’udirono sulla bocca degli Apostoli parole sublimi, inintelligibili all’antichità, male intese o tradite anche dai successori: siccome in un corpo sono molte membra, e ciascun membro eseguisce una diversa funzione, così, benchè molti, noi siamo un corpo solo, e membra gli uni degli altri1. E vi sarà un

  1. Paolo, Epistola ai Romani, cap. 12 Vol. 4,5