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Io dunque non vi parlo di Dio per dimostrarvene l’esistenza, o per dirvi che dovete adorarlo: voi lo adorate, anche non nominandolo, ogni qualvolta voi sentite la vostra vita e la vita degli esseri che vi stanno intorno: ma per dirvi come dovete adorarlo — per ammonirvi intorno a un errore, che domina le menti dì molti tra gli uomini delle classi che vi dirigono, o per esempio loro, di molti tra voi: errore grave o rovinoso quanto è l’ateismo.

Questo errore è la separazione, più o meno dichiarata di Dio, dall’opera sua, dalla Terra sulla quale voi dovete compire un periodo della vostra vita.

Avete, da una parte, una gente che vi dice: «Sta bene: Dio esiste; ma voi non potete più che ammetterlo ed adorarlo. La relazione tra lui e gli uomini, nessuno può intenderla o dichiararla. È questione da dibattersi fra Dio medesimo e la vostra coscienza. Pensate intorno a questo ciò che volete, ma non proponete la vostra credenza ai vostri simili; non cercate d’applicarla alle cose di questa terra. La politica è una cosa, la religione un’altra. Non le confondete. Lasciate le cose del Cielo al potere spirituale stabilito qualunque ei siasi, salvo a voi di non credergli, se vi pare ch’ei tradisca la sua missione: lasciate che ognuno pensi e creda a sua modo; voi non dovete occuparvi in comune che delle cose della terra. Materialisti o spiritualisti, credete voi nella libertà, e nell’eguaglianza degli uomini? volete il ben essere per la maggiorità? volete il suffragio universale? riunitevi per ottenere codesto intento; non avete bisogno per questo d’intendervi sulle questioni che riguardano il cielo».