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Pagina:Dopo il divorzio.djvu/181


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Nella casetta di zia Bachisia s’era acceso un punto giallo, e scorgevasi la vecchia ricacciar con una scopa di ginestra l’acqua che aveva inondato il limitare. L’orizzonte, dietro i campi giallognoli, pareva una linea di mare, verde tranquillo; e su tutte le cose, anche sull’orizzonte, dominava il mandorlo, bagnato, stillante. A fianco del mandorlo, all’ultimo barlume del giorno, apparve Brontu sul suo cavallo; entrambi, cavallo e cavaliere, neri, fumanti, lenti, come gonfiati e resi pesanti dall’acqua che li inzuppava.

Le due donne uscirono sullo spiazzo, dando in esclamazioni di dolore, ma di un dolore forse un po’ ironico. L’uomo, però, non parve badare a loro.

— Diavolo, diavolo, diavolo... — mormorava. Trasse il piede dalla staffa, lo sollevò. — Diavolo, diavolo, al diavolo chi ti ha cotto... — E fu in piedi, tutto bagnato. — Ecco, ora arrangiatevi, — disse irosamente, avviandosi alla cucina. Le due donne dovettero scaricare il cavallo, poi Giovanna rientrò e subito Brontu chiese da bere, per asciugarsi.

— Cambiati, — ella disse.

Ma egli non voleva cambiarsi; voleva soltanto bere per asciugarsi — ripeteva, — e si arrabbiò perchè Giovanna insisteva. Poi finì col fare tutto ciò che essa volle; si cambiò, non bevette, e in attesa della cena si asciugò accuratamente i capelli con uno straccio e li pettinò.

— Che acqua, che acqua! — ripeteva. — Un mare addirittura. Ah, questa volta mi ha ben rammollito la crosta. (Fece una risatina). Come va, Gio-