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ragionamento sesto 85


pur stette un pezzo in forse e cercato se in cassa fossero, e poi, ricordandosi chiaramente d’averle tenute a collo, cominciò a fare parole molto brusche con il signore. Egli con una modestia grande fece cercare tutti i suoi panni, e dal nudo si cominciò a vestire e dolevasi molto che la signora avesse di lui tal concetto preso. Ora, dopo lo aver tutte le cuciture rifrustate, e accompagnatolo fuori, si diede a cercare minutamente s’in camera, dove la notte era stato chiuso, l’avesse ascoste; perché trarle in alcun luogo non le poteva, e, non le trovando, s’ebbe da impiccare. Alla fine il signore, abandonando la mariuola, ne guadagnò altretanto che ella gli aveva tolto.

Baldo. Noi t’abbiamo inteso e sappiamo, chi ella è.

Zuccherino. Voletemi voi comandar nulla? Io voglio ire a dir che io non lo trovo.

Baldo. Poi dove andrai?

Zuccherino. Alle Marmerucole, ché io sono aspettato da duo fiaschi di quel sottile, a desco molle, con il Mascella famiglio d’Otto, da Minciasso battilano e da Popone ortolano.

Baldo. Oh che cricca!

Zuccherino. Che volete voi fare? paribusse con parisse!

Baldo. Poi, doppo il bombettare che esercizio è il vostro?

Zuccherino. Giocare da bere per un’altra sera.

Baldo. Come? vi lascia giocare voi altri furbi il tavernieri?

Zuccherino. Il nostro giuoco non è di carte, dadi o corna o tavola di nove o dodici, ma giuocamo a indovinare, cose d’ingegno, perché ci vogliamo fare spermentati.

Baldo. Di grazia, dimmene quattro; poi va, diléguati, che mai piú ti vegga.

Zuccherino. Noi facciamo a indovinare una cosa, e chi non l’indovina mette un soldo nello infrescatoio, tanto che due fiaschi ne venghino o uno, secondo che noi ci troviamo ferrata la borsa; e siamo talvolta sei e sette a questa festa: come dire: quale è quella cosa che si può dire che ciascuno la conosca, la possi adoprare, che sia in uso e si sappia il nome e poi non si trovi né dottore né poeta che sappi come la si vadia?

Baldo. Che diavol di pazze materie son le vostre?