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52 i marmi - parte prima


Moschino. Che ha da fare il dormire vostro con il discorso mio?

Tribolo. Per risponder a quella parte che non è cosa detta oggi che prima non sia stata detta. Io credo aver fatto un sogno che non lo sognò mai piú alcuno altro.

Moschino. Se tutti coloro che hanno sognato avessero scritti i lor sogni e voi gli potessi lègger tutti, voi troveresti certamente il sogno vostro giusto giusto che non vi mancherebbe nulla. E per confermazione della mia opinione, fatevi mostrare a Salvestro del Berretta i Sogni di Frate Angelico (che aveva poche altre faccende che fare, però scriveva tutti i sogni suoi), dove, da tredici anni per insino a ottanta, gli scrisse tutti; e, quando egli morí, n’aveva cento e quatordici e non era punto punto rimbambito. Onde egli afferma che, passati i cinquanta anni, mai sognò cosa nuova, sempre dava in quelle chimere che per il passato aveva sognate; e v’aveva fatto un abito dentro di tal sorte che, fatto il sogno, si destava súbito. E se voi leggeste quel libro, vi parrebbe uno de’ piú strani anfanamenti che si possino imaginare o dire.

Tribolo. Non maraviglia, ché Salvestro è cosí figura a casaccio e ha del nuovo uccello con quelle sue bizzarrie astratte nel fare le sue cose. Ma udite il mio, inanzi che io me lo dimentichi, e ve lo dirò a punto senza levare o porre; poi mi saprete dire se gli è sul libro di frate Angelico.

Moschino. Dite, ché questo è a punto tempo e luogo da fanfalucole e da straziare l’ore di sí fatto caldo.

Tribolo. Egli mi pareva d’esser nello spedale di Santa Maria nova a visitare il Grullone, che, come sapete, è nel letto lá e vi si morrá ancóra; e parevami che a canto a lui fosse uno che forte e d’un grave sonno adormentato si fosse. In questo suo dormire, in questo tempo, dico, il Grullone si moriva a fatto a fatto, mi pareva in sogno.

Moschino. Questo è un male annunzio, ora che voi siate desto.

Tribolo. Essendo adunque tutti due pari da un capezzale, non si conosceva differenza dall’uno all’altro viso, talmente che