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capitolo xvi 145

e sveglino e dieno impulso al loro genio. Ma anche io ciò potrebbe egli andare errato; perchè opinione si è fondatissima che il poeta nasce; vale a dire che il poeta esce tale di sua natura dal grembo della madre; e con quell’attitudine che Dio gli ha concessa senza studio od artifizio compone cose che rendono veritiero quel detto: est Deus in nobis ecc. Aggiungo ancora che il poeta nato, il quale chiami l’arte a soccorrimento, migliorerà di assai, e si renderà superiore a quel poeta, chè tale pretende di essere perchè è conoscitore dell’arte; e la ragione è questa: l’arte prevalere non può alla natura, ma sì bene accrescerle perfezione, di maniera che frammischiata la natura all’arte e l’arte alla natura, si avrà un poeta per ogni conto perfetto. Sia conclusione del mio ragionamento che lasci vossignoria battere a suo figliuolo quella via cui la sua stella lo chiama, ed essendo egli oggidì un valoroso studente, ed avendo fatti con grande felicità i primi passi nella carriera delle scienze e in quella delle lingue, sarà per mezzo di esse in grado di salire da per sè stesso all’apice delle lettere umane. Oh esse stanno pur bene in un uomo di cappa e spada! gli recano tanto lustro ed onore quanto le mitre ai vescovi, e quanto le guarnacche ed i lucchi ai periti giureconsulti! Riprendete vostro figliuolo se spende il tempo in satire pregiudizievoli all’onore altrui, inceneritele, gastigatelo; ma se scrive sermoni alla foggia di quelli di Orazio per correggere i vizii in generale, in questo caso dategli pure ogni lode. Lice al poeta scrivere contro l’invidia e percuotere gl’invidiosi, e lo stesso faccia degli altri vizii, purchè non accenni persone in particolare, e non prenda mai esempio da coloro i quali, purchè possano dire una malignità, corrono volentieri il pericolo di essere esiliati nel Ponto. Sarà nei suoi versi casto il poeta se lo sarà nei costumi; la penna è la lingua dell’anima; quali saranno i concetti che andranno in lui germogliando, tali riusciranno gli scritti; e quando i re ed i principi veggano collocata in prudenti, virtuosi e gravi uomini la scienza maravigliosa della poesia, li avranno in somma estimazione, li renderanno opulenti, e saranno coronati colle foglie dell’arbore che non è mai colpito dal fulmine, in segno che non hanno a ricevere offesa da chicchessia coloro che portano cinta la fronte di corone tanto onorate„.

Rimase attonito don Diego dal gabbano verde sentendo il ragionamento di don Chisciotte, e quasi andava perdendo l’opinione già concepita di essersi accompagnato ad un pazzo. Verso la metà del discorso, Sancio, che non trovava il dialogo quadrare al suo gusto, si era appartato per andar a dimandare un po’ di latte ad alcuni pastori che stavan là presso mungendo le loro pecore. Voleva