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capitolo xiv. 129

fu la caduta, che non movendo nè piè nè mano diede manifesti segni di essere rimasto morto. Appena Sancio lo vide a terra, sdrucciolò giù dal sughero, e con grande velocità raggiunse il suo padrone, il quale, smontando da Ronzinante fu sopra a quello dagli Specchi, e levandogli i cappii dell’elmo per vedere se fosse morto, o per fargli prendere una boccata d’aria se a caso vivesse ancora, vide... chi potrà dire ciò che vide, senza ingenerare maraviglia e terrore in chi ascolta? Vide, dice l’istoria, lo stesso volto, la medesima figura, l’aspetto istesso, la stessa fisonomia, la medesima effigie, l’identica prospettiva del baccelliere Sansone Carrasco. Lo riconobbe appena che sclamò ad alta voce: — Corri qua, Sancio, e guarda quello che si può guardar e non credere! fa presto, figliuolo Sancio, e considera di quanto è capace la magia, e quanto possono gli stregoni e gl’incantatori„. Arrivò Sancio, e non sì tosto conobbe il volto del baccelliere, che prese a farsi mille segni di croce ed a chiamare tutti i santi. L’atterrato cavaliere non dava segni di vita, e Sancio disse a don Chisciotte: — Sono di parere, signor mio, che vossignoria ficchi e cacci per la bocca la spada in corpo a costui che pare Sanson Carrasco, perchè forse le riuscirà in questo modo di ammazzar qualcuno dei suoi nemici incantatori. — Non dici male, soggiunse don Chisciotte, perchè di nemici io non manco: e sfoderata già la spada per mandare ad effetto l’avvertimento e il consiglio di Sancio, arrivò tutto ansante lo scudiere del vinto, spoglio di quel gran naso per il quale era paruto sì brutto, e sclamò: — Guardi bene quello che fa, signor don Chisciotte, chè questo che tiene a’ suoi piedi, è il baccelliere Sansone Carrasco suo amico, ed io sono il suo scudiere„. Vedendolo Sancio senza la deformità di prima, gli disse: — E dov’è il naso?„ Cui rispose: — L’ho qua in tasca„; e mettendo la mano alla diritta cavò fuori un naso di pasta e verniciato per maschera. Lo guardò Sancio una e più volte, e tutto trasecolato disse: — Santa Maria, aiutami! costui non è egli Tommaso Zeziale mio vicino e compare? — E come lo sono, rispose lo snasato scudiere: io sono Tommaso Zeziale vostro compare ed amico, Sancio Panza mio caro, e vi dirò poi gl’imbrogli, gl’intrighi, i pretesti che mi hanno qua strascinato; ma intanto supplicate il vostro padrone che non tocchi, maltratti, ferisca, o uccida il cavaliere dagli Specchi che sta disteso ai suoi piedi, perchè è infallibilmente l’ardito e malconsigliato baccelliere Sansone Carrasco nostro paesano„.

Durante questi discorsi tornò in sè quello dagli Specchi, ed accortosene don Chisciotte, gli appuntò tosto la spada ignuda agli occhi, e gli disse: — Cavaliere, siete morto se non confessate che