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capitolo xlv. 509

onta di tutto ciò insisteva la sbirraglia a voler prigione il colpevole, e lo domandarono ad alta voce, così esigendo il servigio del re e della giustizia, contro quel ladro ed assassino di strada. Don Chisciotte si mise a rider nel sentirsi così chiamare, e con molta gravità, disse loro: — Ascoltate, gente vile e malnata: chiamate voi dunque assaltare alla strada il donare la libertà ad uomini incatenati, il lasciar andare i prigioni, il soccorrere i miserabili, il rizzare i caduti, il dare aiuto ai bisognosi? Oh gente infame e degna per lo basso e vile vostro intendimento che il cielo non vi renda mai capaci di conoscere il valore che in sè racchiude l’errante cavalleria, nè vi faccia mai aprir gli occhi sull’errore e sulla ignoranza in cui siete mancando del rispetto che pur dovreste alla presenza, anzi pure all’ombra di qualsivoglia cavaliere errante! Ditemi, ladroni in quadriglia, e non già sgherri ma assassini da strada (con permissione del tribunale) ditemi: chi fu quell’ignorante che sottoscrisse l’ordine di arresto contro un cavaliere della mia portata? e non seppe che i cavalieri erranti vanno esenti da ogni procedura giudiziale, e che la loro legge è la spada, il tribunale il loro ardimento e le prammatiche del foro la loro volontà? Chi fu il mentecatto, ripeto, cui non sia noto che nessuna nobiltà di cittadino è fornita di tante preminenze ed esenzioni quante ne gode