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capitolo xlii. 475

che di aver contezza del suo figliuolo maggiore, e dimanda a Dio con incessanti preghiere che la morte non arrivi a chiudergli gli occhi se prima non rivegga quelli del suo figliuolo; il quale mi maraviglio, come, essendo fornito di sì buon senno, siasi dimenticato di dare ragguaglio a suo padre delle sue tribolazioni e disavventure; chè se fossero state note o ad esso o ad alcuno di noi, non avrebbe avuto bisogno di aspettare il miracolo della canna per ottener il suo riscatto. Quello che ora mi angustia si è la difficoltà di sapere se i pirati francesi gli abbiano ridonato la libertà o lo abbiano ucciso per nascondere il furto da loro commesso: e tutto questo sarà cagione ch’io non prosegua più il mio viaggio con quell’animo lieto con cui l’ho intrapreso, ma immerso nella malinconia e nella tristezza. O mio buon fratello, e chi sa mai dove ti trovi adesso! oh come mi affretterei a raggiungerti e a liberarti dai tuoi affanni ancorchè ne avessi a patire io altrettanti! Chi sarà mai che rechi al nostro vecchio genitore la novella che tu sei vivo? Se pur ti trovassi nelle più segrete carceri di Barberia, trarre te ne saprebbero le sue ricchezze, le mie e quelle del fratel nostro. Ah bella e generosa Zoraida, chi potrà compensare degnamente i benefizii da te impartiti a quell’infelice? Perchè non poss’io trovarmi presente al rinascere delta tua bell’anima e a quelle nozze che avrebbero recato a noi il più alto contento?„

In queste ed in somiglianti espressioni disfogavasi il giudice, pieno di tanta compassione per le nuove ricevute di suo fratello, che tutti gli astanti lo accompagnavano colla commozione inspirata dal suo cordoglio. Vedendo allora il curato proceder ogni cosa a seconda delle loro brame, non volle tenerlo più a lungo in pena, ma levatosi di tavola, entrò dove stava Zoraida, e, presala per mano, uscì fuori accompagnato da Lucinda, da Dorotea e dalla figlia del giudice. Stava aspettando il capitano per vedere ciò che divisasse di fare il curato, e questi, presolo per l’altra mano, se ne ritornò con ambidue dove trovavasi il giudice unitamente agli altri cavalieri, e disse: “Cessi, mio signor giudice, il vostro pianto, e gioisca il cuor vostro quanto mai sa bramar di gioire, poichè avete dinanzi il vostro buon fratello e la vostra buona cognata. Questi che vi presento è il capitano Viedma, e questa è la bella e virtuosa Mora che tanto lo ha beneficato. I Francesi, dei quali vi ho detto, lo ridussero alla povertà che vedete, e con ciò aprirono libero campo alla generosità del vostro bel cuore„. Corse il capitano ad abbracciare il fratello; il quale da prima con ambe le mani lo allontanò un poco da sè per meglio raffigurarlo e rassicurarsi, ma quando si riconobbero si strinsero al seno, e si baciarono spargendo