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Aveva egli dimesticato un serpente della lunghezza di quindici piedi, che lo seguiva dappertutto, e mangiava alla di lui mensa. Dopo la presa di Troja usò violenza a Cassandra, ch’erasi ricoverata nel tempio di Minerva, come in un sicuro asilo. Siffatta empietà commosse gli uomini e gli Dei. Ulisse fu di parere che si lapidasse; ma Ajace promise giustificarsi sul giuramento: confessò di avere strappato Cassandra dalla statua, alla quale tenevasi abbracciata, ma niegò di averle usata violenza, ed accusò Agamennone di aver inventato tal calunnia per tener custodita presso di se Cassandra, sua prigioniera. Minerva, volendo punire la profanazione del suo tempio, fece suscitare, per opera di Nettuno, una furiosa tempesta, che fece sommergere tutta la flotta di Ajace ne’ scogli di Cafarea. Egli potè appena salvarsi dal naufragio, arrampicandosi su di uno scoglio; ma avendo arrogantemente profferite queste parole (sarò salvo ad onta degli Dei), irritato Nettuno dalla sua temeraria empietà, percosse col suo tridente lo scoglio, che, spaccatosi, trasse precipitando l’insolente Ajace ne’ profondi abissi del mare. - Egli erasi segnalato col suo coraggio, ed aveva reso de’ grandi servigj ai Greci, durante l’assedio di Troja.

Ajace, figlio di Telamone e di Esione, fu, dopo Achille, il più valoroso de’ Greci; ma egualmente fiero, brutale, impetuoso ed invulnerabile, fuorché in una parte del petto, ch’egli solo sapeva. Ercole, essendo andato a visitar Telamone, che lagnavasi di non aver figli pregò Giove, acciò si compiacesse di dare al suo amico un figlio, la cui pelle fosse invulnerabile come quella del lione della selva Nemea, ch’egli portava indosso.