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Emone, figlio di Creonte, re di Tebe, amante di Antigone, figlia di Edipo e di Giocasta. Avendo inteso che Creonte aveva condannato Antigone a morte, per aver dato gli onori della sepoltura a Polinice suo fratello, gittossi a suoi piedi, supplicando istantemente di voler rivocare la barbara sentenza; ma non avendo potuto ottenere tal grazia, si trafisse il petto colla propria sua spada, e cadde morto sul cadavere di Antigone.

Encelado, gigante terribile, figlio del Tartaro e della Terra. Ribellatosi contro Giove, tentò scalare il Cielo per detronizzarlo; ma il sommo nume rovesciò sopra di lui il monte Etna. D’allora in poi il suo spirito infuocato essala i vorticosi turbini di fiamme, ch’erutta il Vulcano; ed allorchè si dimena, fa tremar la Sicilia e la Calabria, e un denso perenne fumo oscura l’aere all’intorno.

Endimione, bellissimo pastore della Caria, nipote di Giove, da cui fu ammesso nel Cielo; ma avendo tentato di sedurre Giunone, fu condannato ad un sonno perpetuo, o secondo altri, di trent’anni. Credesi che, durante questo sonno, la Luna, invaghitasi di lui, venisse a visitarlo ogni notte in una grotta del monte Latmos, e che n’ebbe più figli; dopo di che Endimione lungi di essere un pastorello della Caria, era un re d’Elide. Discacciato dal suo regno, ritirossi nel monte Latmos, ed ivi applicossi alla osservazione del corso degli astri; quindi diedesi luogo alla favola de’ suoi amori per Diana(ossia la Luna). Il pittore Girodet ha dipinto Endimione semi-nudo in atto che dorme in un boschetto. Amore, travestito da Zefiro, apre tra le frondi un