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libro primo 67

CAPITOLO XIII


Come i Romani si servirono della Religione per ordinare la città, e per seguire le loro imprese, e fermare tumulti.


Ei non mi pare fuor di proposito addurre alcuno esempio, dove i Romani si servirono della Religione per riordinare la città, e per seguire l'imprese loro; e quantunque in Tito Livio ne siano molti, nondimeno voglio essere contento a questi. Avendo creato il Popolo romano i Tribuni di potestà Consolare, e fuorchè uno tutti Plebei, ed essendo occorso quell'anno peste e fame, e venuti certi prodigj, usarono questa occasione i Nobili nella nuova creazione dei Tribuni, dicendo che gli Dii erano adirati per aver Roma male usata la maestà del suo Impero, e che non era altro rimedio a placare gli Dii, che ridurre la elezione dei Tribuni nel luogo suo; di che nacque, che la Plebe sbigottita da questa Religione creò i Tribuni tutti nobili. Vedesi ancora nella espugnazione della città de' Veienti, come i Capitani degli eserciti si valevano della Religione per tenerli disposti ad una impresa. Che essendo il lago Albano quell'anno cresciuto mirabilmente, ed essendo i soldati romani infastiditi per la lunga ossidione, e volendo tornarsene a Roma, trovarono i Romani come Apollo e certi altri responsi dicevano, che quell'anno