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giustizia e alla ragionevolezza delle nostra domande, se con forte animo ed intrepido le manterremo. Farebbe ingiuria alla Francia e all’Inghilterra chi pensasse di loro altrimenti: farebbe ingiuria a noi chi ci stimasse capaci di rinunziare agli uni quell’autonomia che vogliamo conservar verso gli altri; come se fosse più onorevole il darsi in balìa all’arte che alla forza di estranei padroni, e il cedere ai raggiri diplomatici anzi che al ferro tedesco.

Restano finalmente le considerazioni dedotte dal buon diritto e dalla giustizia; delle quali non paiono far gran caso i docili rinunziatori del Regno dell’Alta Italia. I quali fermano male lo stato della quistione; perchè prima di chiedere se la rinunzia sia opportuna, dovrebbero domandare se sia lecita, e se si trovi potenza in terra autorizzata a farla onestamente. Ora io mantengo che niuno il può; non il governo nè il parlamento piemontese; non i popoli delle province che col Piemonte si affratellarono. Il governo non può certo rompere un patto sancito dai deputati del Regno; e questi intervenendo per una sola parte nel mutuo contratto, non hanno di per sè soli facoltà di annullarlo. O forse i popoli avranno un arbitrio maggiore? Certo sì, se il capriccio e non la ragione dee legittimare le deliberazioni umane; in nessun modo, se v’ha una legge superiore alla volontà degli uomini; e se irrito e nullo di sua natura è ogni atto contrario al bene della nazione e della patria. Ora se l’unione è parte essenziale della nazionalità dei popoli, se ogni accrescimento di essa è un progresso nella vita civile, il disfare un passo rilevantissimo fatto verso l’unità e il retrocedere verso le divisioni antiche, è opera contronazionale e regressiva, che non può essere conceduta ai popoli meglio che agl’individui, quando il peggioramento e il suicidio sieno delitti di umanità offesa non solo nei particolari uomini; ma eziandio nelle nazioni.

Ma ancorchè si desse ai popoli il poter singolare di