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Signori,



Bello e straordinario spettacolo è quello della presente adunanza; e tale, se io non m’inganno, che dee riempiere d’insolita allegrezza e di viva fiducia il petto di ogni buono e magnanimo Italiano. Pochi mesi addietro in questa città medesima si apriva un altro consesso; il quale tanto sovrastava al presente di maestà e di pompa, quanto un privato assembramento soggiace a una dieta pubblica. Ma se la nostra assemblea non può agguagliarsi a quella per la natura del mandato, l’eminenza della giurisdizione e la solennità dell’apparecchio, essa le entra innanzi per l’idea che rappresenta; la quale nel parlamento subalpino non abbracciava che una parte della penisola; laddove lo scopo che qui ci adduce la riguarda tutta, ed è italico e nazionale. Sono intorno a sette secoli che un simile intento riuniva in un altro angolo d’Italia i dispersi suoi figli e insieme li costringeva in un patto iniziativo di fratellanza; e gli accordi di Pontida (tanta è l’efficacia delle idee) partorivano i miracoli di Legnano e la liberazione dell’Alta Italia dai barbari che l’opprimevano. Speriamo che l’augurio della somiglianza sia prospero, e che gli effetti del nostro assunto abbiano ad essere più duraturi; onde l’esempio dei nostri antichi padri ci giovi non meno per farci fuggire i loro errori, che per indurci a imitare le loro virtù.