Pagina:Diodati - I Salmi di David, Daelli, 1864.djvu/43


salmo xvi. 23

     Nè contra l’innocente,
     S’accieca con presente.
     Chi queste cose face,
     D’ogni crollo sicur fondato giace.


SALMO XVI.

1          Perchè in te sol ho la speranza fisa,
     Siimi, Signor, e guardia e fida scorta.
     A te l’alma intra me così divisa:
     Tu ’l Signor sei, nè prò verun t’apporta
     Qualunque da me viene
     Frale e caduco bene.
     Del cor l’affetto intier rivolgo a’ santi,
     In terra chiari d’alti onori e vanti.
2          Molte saran l’angosciose doglie,
     Che patiran color, cui le ribelle
     Corrono a’ dii stranier insane voglie.
     Ne l’empie lor abbominande e felle
     Di sangue offerte sparte,
     Non avrò colpa o parte.
     Anzi de’ nomi lor l’infami note
     Da le labbra terrò sempre remote.
3          Il Signor è de la beata mensa,
     Dove le brame a pien de l’alma appago,
     La cara parte, ch’esso a me dispensa:
     E ’l nappo mio delizioso e vago.
     La sorte a me scaduta,
     Da te m’è mantenuta:
     Toccommi quella in scelte spiagge amene,
     Onde ’l più bello il mio retaggio tiene.
4          Del Signor vo’ cantar le lodi eterne,
     Che mi porge fedel, e saggio avviso.
     Anche le notti il cor, e parti interne,
     D’ogni immondo pensier mi fan diviso.