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salmo lxxxviii. 169

     Il grave cruccio tuo sopra la testa.
     De’ tuo’ flutti sonanti ad ora ad ora
     M’abbatte la tempesta.
     D’ogni grazia ed amor d’amici fuora
     Sì mi ponesti, ch’hammi a sdegno e schivo:
     I’ son distretto e d’ogni uscita privo.
5          Gli occhi d’un fosco velo
     La funesta del cor doglia m’ingombra.
     A te grido ognidì d’acceso zelo:
     E de le mani l’ombra
     Scarna, Signor, spando tuttor al cielo.
     Vuoi tu far meraviglie inverso i morti?
     Forse ti loderan essi risorti?
6          Di tua benignitade
     Potransi i vanti dir ne l’imo inferno?
     O bandirassi la tua veritade
     Ne lo sterminio eterno?
     Ed in quelle d’oblio scure contrade
     Intoncransi ognor canzoni nuove,
     Di tua giustizia per l’eccelse prove?
7          Or pur a te, Signore,
     De l’angoscioso cor i’ gitto i gridi:
     E tuttodì ti spiego al primo albore
     I mie’ concetti fidi.
     Ohimè, perchè lontan dal tuo favore
     L’adirato rigor l’alma mia scaccia,
     E mi nascondi la beata faccia?
8          Afflitto e bisognoso
     I’ son, e pel ruggir mi vengo manco.
     De’ tuo’ spaventi il fascio faticoso,
     Tutto spossato e stanco,
     Porto, e ne son smarrito e ansioso.
     I tuo’ furori mi passaro addosso,
     I tuo’ terror m’hanno atterrato e scosso.
9          Di rapidi torrenti
     In guisa m’hanno circondato attorno,