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salmo lvi. 103

     D’alcun periglio tema,
     Del cor in te porrò l’alma fidanza.
     Lauderò con baldanza,
     Per tua virtute il tuo sagrato dire.
     Nel Signor m’assicuro,
     Nè de l’uom curo i fatti o temo l’ire.
3          Mi fan cangiar favella e’ lieti accenti,
     In dolorosi lai.
     A darmi affanni e guai
     Hanno tuttor i lor pensieri intenti.
     S’adunano frequenti,
     A concertar del darmi morte i modi:
     Ed ogni mia pedata
     Lor occhio agguata con occulte frodi.
4          Indarno fôra dar scampo e mercede
     A quell’iniqua gente,
     Che mi si cangia o pente.
     E per mentir, tradir, mancar di fede,
     In salvo esser si crede.
     I popoli pagani atterra e abissa,
     Nel tuo furore, o Dio,
     Per giusto fio di lor infida rissa.
5          Le fughe mie ti son conte e palesi:
     Ne’ tuo’ vaselli cari
     Ripon mie’ pianti amari,
     Ch’hai ne’ tuo’ libri già scritti e distesi.
     Quando i mie’ gridi intesi
     Saran da te, vedrò i nemici miei
     Fuggirsene a ritroso,
     Ch’accertar oso che per me tu sei.
6          Per tua virtù ti darò lode e vanto
     Del dire tuo leale
     E verità immortale.
     In Dio m’affido e mi rincoro, intanto
     Che non pavento quanto
     L’uomo può far, co’ suoi sforzi ed agguati.