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Pagina:Dinamite.djvu/24


— 22 —

la miseria.
La miseria che abbatte e che annienta
la miseria che colpisce non cieca
ma conscia il proletario,
la miseria che dilania
e isterilisce il seno delle madri e il cuore
e che i bimbi ignari intisichisce.
      .      .      .      .      .      .
La sera la famiglia del mio parente
trangugia l’amaro cibo scarso.
«Oggi incomincia il nuovo anno
— dice Giuloi giovanilmente audace - —
sai, papa, tutti sono buoni in questo giorno
il mio padrone
(quello dalla barba lunga, quel cattivo
che ha licenziato Nanni il libertario)
m’ha dato dei confetti per Amta,
e ha soggiunto:
«Lavora e fai l’onesto».
      .      .      .      .      .      .
La lurida stanza senza luce, senz’aria
parve infiammarsi
immensa m’apparì in quell’attimo.
      .      .      .      .      .      .
Balzò il mio parente
con la possanza piena del vigore antico
«Tenete, tenete a mente o figli
o mia compagna o miei diletti cari,
non più il castagnaro umile sono
non più l’uomo curvo sulla brace
e nel fumo che acceca,
non più l’uomo che implora mercede
che chiede il gramo pane.
Viva la rivoluzione degli oppressi