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noi sapremo compierlo in ogni circostanza. Ma io conto sopra lo spirito si intelligente e si saggio della popolazione Romana per rendermene l’adempimento più facile.

Il Generale di Divisione
Aiutante di Campo
di S. M. l'Imperatore dei francesi
Conte De Goyon».



30. — Nella mattina dei 26, il generale francese inviò dispacci telegrafici a Parigi ed egli stesso, all’ufficio telegrafico, ne attese i riscontri. Quindi, scortato, insolitamente, da quattro dragoni, si recò al Vaticano. Si abboccò col Papa e col cardinale Segretario di Stato. Richiese il rilascio degli arrestati per la dimostrazione. Gli fu risposto che ciò era in opposizione al mandato che egli aveva, di tutelare, cioè, l’ordine nel Governo della S. Sede.

Alla fine, si trovò un mezzo termine conciliativo colla pubblicazione del noto Avviso, sottoscritto dal generale stesso; ma la liberazione dei detenuti, avvenuta soltanto ai 27 del cadente, fu passata per la trafila del ministro di Grazia e Giustizia.

I dragoni pontifici in Roma, per quanto si assicura, meditavano di disertare in Piemonte.

Si pensò di dare ai medesimi il cambio, e questa mattina dovevano partire per Bologna.

Un ordine di ieri ne sospese la partenza.

Questa mattina furono passati in rivista al Monte Pincio dal generale De Gregori. Il medesimo li arringò terminando col grido di Viva Pio IX.

Circa una ventina risposero al grido, gli altri restarono silenziosi.