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Tale dimostrazione, per sè stessa imponente e magnifica, pure fu senza brio, mentre non si vide quel concorso spontaneo, ammirato in altre circostanze; si sarebbe piuttosto potuto caratterizzare, dal silenzio, una funzione funebre.

Alla piazza del Popolo si era costruito un obelisco di alberi, ripieno di legna, che fu poscia incendiato, per rendere illuminata la piazza, dopo riempita dalle milizie.

Alcuni supposero che fosse l’Albero della Libertà.

Alle 7 ½ tornarono per la stessa strada, ed ascesero al Campidoglio, dove Marco Aurelio a festa teneva la bandiera tricolore, circondato da faci, e rischiarato da fuochi di bengala, tricolori.

Un sacerdote lesse il decreto della Costituente, ed arringando il popolo, disse che «la sua parola era quella del Vangelo, come quella che parlava Nostro Signore e non il linguaggio de’ tiranni».

Raccomandò l’unione per esser forti, e Roma, sempre superba di sè stessa, potrà esserla più che mai colla proclamazione della Costituente dello Stato, facendosi iniziatrice della Costituente Italiana.

Alcuni parrochi, in occasione delle SS. Feste, inviarono, per mezzo del Card. Antonelli, gli auguri a S. S., dispiacenti di non poter compiere tale officio personalmente.

Il lodato Emmo rispose che S. Santità era stata gratissima al loro pensiero, e che se si fossero portati a Gaeta sarebbero sempre stati i ben ricevuti.

Allora quattro parrochi si recarono colà ad ossequiare Pio IX.