Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/183


 1849  165

La città era inquieta per tal cosa, e circolavano voci sinistre per essere stato eccitato il popolo di Trastevere alla resistenza da Sterbini1. A questo si univano i corpi franchi, che, dalla convenzione di Oudinot, restavano sacrificati, e queste voci, poi, venivano confermate dalla continuazione di lavori di barricate e dall’entusiasmo delle donne trasteverine che, con le foderette dei cuscini, formavano sacelli ne di terra.

Nei diversi corpi pure vi era malumore perchè, anzichè trovarsi nuovamente soggetti al Governo papale, preferivano emigrare.

Varie centinaia tra dragoni e tiraglieri disertarono dai loro corpi (coi cavalli) e s’ingaggiarono nel corpo di Garibaldi tra gli applausi della popolazione. Questi, fin dove arrivò vestiario e lancie, ne furono provveduti e si disposero alla partenza. Alle 6 pomeridiane fu tutto pronto, e la cavalleria fece alto sul piazzone di S. Giovanni per attendere i corpi franchi.

Alle 8 1|2 pomeridiane si posero in marcia anche questi e raggiunsero gli altri.


  1. Il Ruggieri, in un opuscolo intitolato Della partenza dei Garibaldini da Roma (Genova, 1850) scrive: «Roma più non reggea... L’Assemblea nazionale avea disperato... Il Triumvirato avea rimesso il potere... Quel gran popolo desolato, ma pur sempre magnanimo, attendea con calma l’annata irrompente e le ire pontificali, amministrate dalla nazione della libertà.       » La santa città, benchè minacciata dal Gianicolo, benchè aperta al nemico, non parea vinta. Una parola si avea pronunziata di novella difesa alla linea del Tevere, e già, in un baleno, mille braccia cittadine si apprestavano a rovinare i ponti, cari per memorie, a ritrarre all’amica sponda i molini e le barche ed alzare fortini lungo la riva».