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Primi segni di tempi nuovi.


In mezzo alle rovine, di cui era stata apportatrice la tragica fine del secolo XVIII, Roma s’era andata lentamente trasformando; la rivoluzione francese, la repubblica romana ed i miracoli della spada di Napoleone avevano sconvolto non poco la storica apatia dei Romani e nella stessa aristocrazia, io questa rocca del conservatorismo e tradizionalismo, s’era venuto a poco a poco infiltrando. lo spirito dei tempi nuovi. Qua e là, nei primi anni del secolo XIX, si colgono fatti e manifestazioni che rivelano un nuovo orientamento nell’animo dei Romani; abbiamo già veduto come il popolo cominciasse a far sentire la debole sua voce di protesta, vedremo ora come anche le classi privilegiate, accanto a queste vittime del passato e timidi ribelli nuovi, cominciassero ancor esse a puzzare di ribellione. Nel passato avevano occupato tutta la loro vita giornaliera nelle feste, nelle caccie e nei divertimenti, non avevano mai aspirato ad altro che a servire nella corte papale, non avevano mai fatto buon viso ad alcuna novità, ora invece noi le vediamo dimenticare quasi tutta la prosopopea che le distingueva, scendere a trattare con gli umili, tributare onori e feste ai più veri rappresentanti delle idee della rivoluzione francese. La stessa Corte comincia a tentennare nelle sue tradizioni: il cardinal segretario di Stato, Ercole Consalvi, volendo festeggiare con un pranzo, nel dì 23 giugno 1803, la venuta in Roma del Comandante in Capo delle truppe francesi nel Regno di Napoli, passando sopra a viete tradizioni, invitò ad onorare il pranzo a Monte Cavallo varie elette e distinte signore dell’aristocrazia con grave scandalo e stupore di tanti buoni Quiriti.

Il 14 febbraio 1805, trovandosi in Roma di passaggio la baronessa M.me de Stael, figlia del ministro di Luigi XVI, M. Necker, che nei tempi della rivoluzione aveva tanto fatto parlare di sè, fu invitata ad intervenire in Arcadia, e tutti quei vecchi nobili e prelati, dimenticando in quel giorno le loro passate diatribe contro la rivoluzione francese, fecero grandissime feste a questa legittima figlia della rivoluzione stessa ed, attratti dalla grazia e dal sapere della libera viaggiatrice, l’acclamarono