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NOTTE. 227

Sorge disperazione, e l’uom soccombe .
Quanto per essi «ed infelice e dura
E* l’esistenza! A sostenere ancora>
La difficile scena alcun: si? impegna
450D’ingannar se medesmo insiem col mondo;
Ma pochi son che di natura il cono
SofFran, che giunga a terminar la scena, v
Ed abbian cor di mostrar lieto il volto
Tra gì’ interni spavrti, e tra gli affanni
455Fino al punto, in cui sia vuota l’arem,,
E la parte maggior di rabbia accesa
Con temeraria destra alfin la guida.
A frónte dell’orror, che la natura,
Ed atroci rimorsi han posto in guardia
460A sì tremendo passo, e delle leggi
Della Terra, e «lei Ciél, che coti lucente
Ferro ne veglian sempre alla difesa:
Ad onta dell’abisso, in cui si perde
Delle membra, e dell’alma il dolce noda;
465Abisso, che d’orror tutti-4i cinge, ’
E ch’offre orrendo gorgo alla caduta r.
Veggonsi rovesciar tutti gì- inciampi T
E lanciarsi dal inondo oltre i confini..
Cielo t Che ascolto» mai! Qual improvviso
470Gemito spaventoso! Oh Dio, che veggio!
Irti capelli, un sen lacero esangue j
Veggio, che l’occhio torvo ancor bestemmia
E quella salma estinta ancora; h£ itt fronte
Disperato furor . Lorenzo, oh Dio!
475Questi è l’amico tuo, questi è Altamente*
Questo amabil garzdn, pien di coraggio
Ricco d’ogni piacer fuggì da vile,
E vivo ancora abbandonò la vita» •
Rieuopra un denso vel spettro «ì fiero.
480Ma celarlo che vai? À te d’intorno
Mira, Lorenzo. Ah qut-lle spade osseina
Tinte di caldo «angue, e mira l’empia
Di veleni custodi orrida ampolla*
Quei sì funesti lacci, e quegli aspetti