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meritare la stima del proprio re, ad eccezione del solo Boge, prefetto di Eione. Del quale Serse non sapeva cessarsi di far gli elogi; e i figli di lui, rimasti in Persia, ricolmava di onori. Ma fu veramente questo Boge uomo degno di somme lodi. Fmperocchè, quando gli Ateniesi e Cimone, figlio di Milziade, lo stringevan d’assedio; avendo’ potuto uscirsene libero e tornarsene in Asia, se consentiva ad accordi, non volle, perchè agli occhi del suo re non paresse che egli avesse comprata la vita a prezzo della ignominia: e resistette fino all’estremo. Venuta poi meno entro le difese mura ogni vettovaglia, esso innalzò un grandissimo rogo; sgozzò i figlioli, la moglie, le amanti. i famigliari; e così tutti sgozzati, li gettò alle fiamme. Avendo poi raccolto quanto oro ed argento si trovava nella città, dall’alto delle mura lo disperse buttando tutto nello Strimone, e poi si scagliò esso stesso nel foco. Onde meritamente la fama di Boge dura anche ai nostri giorni grandissima fra i Persiani.

108. Uscito poi che fu Serse dalla città di Dorisco, e mentre drizzavasi contro la Grecia, in quanti popoli gii interveniva di abbattersi, altrettanti costringeva di seguitarlo. Imperocché, secondo che ho più. sopra narrato, tutta la coutrada che si distende fino ai termini della Tessaglia era già stata anteriormente condotta alla devozione del re di Persia e fatta sua tributaria, per opera, prima di Megabazo, e poi di Mardonio. E provenendo Serse da Dorisco, dovette primieramente attraversare alcuni punti fortificati appartenenti alla Samotracia, di cui l’ultimo e il più occidentale forma la città di Mesembria; cui prossima sta l’altra città dei Tasi chiamata Strime. Fra l’una e l’altra poi delle dette città, scorre il