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Maliaco), e i menzionati Eniani, erano due piccoli popoli dimonati in quella regione che formava come una linea divisoria fra il settentrione e il centro della Grecia, e restava chiusa fra la catena dell’Otri ed i monti Elei.

N. 25. "Oaoi Tip TT^pori (boaàv a<pia^ aìiroù?... toutoik ft«oT€Ci,« TU) iw A€\(poiai 6€t|; (§ 132j.

Qualunque popolo ellenico si sarà sottomesso al n di Pirùt senta necessità. . . terrà yabellato nel decimo dei propri averi i» favore del Nume delfico.

Non c’è concordia nei chiosatori intorno al vero senso da attribuirti a quel toùtdui; fteKareOooi del luogo surriferito. Dappoiché alcani ini fondamento che, fino dai più remoti tempi, solevano i Greci dedictn all’oracolo di Delfo il decimo dei vinti nemici, acciocché in quilit di servi della globa coltivassero il terreno sacro ad Apollo; huof creduto che anche qui si ragioni di una decimazione di uomini» 110° di altro. Ma quelli che rosi opinano non hanuo forse abbastanza QUsidorato come, nel caso nostro, non si tratti già di nemici da opprimere e manomettere, ma di nazionali infedeli da castigare. E con» castigo di nazionali infedeli (’rimesso probabilmente al giudiiio d’i Consiglio anfiziouico), mi pai-e che una decimazione di averi ti» (», molto pili proporzionata e credibile che aaa. decimasione di ptmM. In questo modo infatti la intese il Valkenar, quando tradusse: in solvendam Deo delphico decimam adigere; in questo modo la interse il Boeck, quando tedescamente voltava: ihre Grundstücke zinspflichtig zu machen.

N. 26. 8<; ("Avi^piOToO tlU ’AXiéa? toù; ìk Tlpuveo? (§ 137). Quello slesso (Anerislo) che rivscl a predar» i poveri Aliei, O’ Ioni di Tirinto.

Non fu sempre scritto, né conseguentemente interpretato seapf cosi questo luogo. Ma nella stessa edizione del Wesseling, primo pi^ pugnalo^ della variante, si legge tuttavia, come in tutti i codiò < in tutte le stampe antecedenti, à\iéa<i toù? « TipuvBo^, che ars 5»’ ueralmsnte inteso e ti’adolto per pescatori di Tirinto, Ma il V’’ seling (come già dicevo) pel primo, appoggiato alla fede di StefU" Bizantino; il quale riporta in proposito un passo di Eforo; mise iW^ e sostenne l’opinione che non già à\i^a<, ma ’AXi^a; debba leggtr’’ nel luogo citato; e che però la detta parola non piii per peicaW’’’ mn per Aliei, ossia abitanti della città di Aliea, debba essere inttrpri-tata. Dappoiché questa A itea (che verrebbe come a dire città fscatoria), sappiamo che fu effettivamente piantata là sulla striKÌ’ driopica, alla punta meridionale dell’Argolide, in prossimità di Eione,