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ed è da quel giorno in poi che hanno preso l’usanza di

invocare Nettuno coll’aggiunto di Salvatore. ^

193. Ma i Barbari, cessato che fu il vento, e tranquillati i flutti, rimisero le loro navi in mare; e sempre costeggiando il lido, oltrepassafono il capo di Magnesia, entrando poi difilati entro al golfo, il quale apre la via a Pegaso. E nel giro di questo golfo c’è un luogo reso chiaro da Ercole, che, essendo colà disceso dalla nave Argo per la provvista dell’acqua dolce, fu abbandonato da Giasone e dagli altri compagni, mentre tendevano ad Ea di Colchide alla ricerca del vello d’oro. Imperocché era convenuto che, riforniti che si fossero gli Argonauti dell’acqua dolce, dovevano quinci sciogliere novamente e rimettersi in mare: donde poi venne al detto luogo il nome di Afeta. E fu appunto nel porto di Afeta che ripararono le navi di Serse.

194. Ma avvenne puro che quindici di dette navi, ri-" maste in coda, furono risospinte in alto mare: donde

i Barbari avendo scorte le navi elleniche che stanziavano avanti ad Artemisio, le credettero delle loro, e drizzato ad esse il corso, caddero senza accorgersene fra i nemici. E duce delle dette quindici navi era un tal Sandoce, figlio di Tamasio, prefetto di Cuma Eolica; il quale, in tempi anteriori, era stato condannato da Dario alla erociBssione, perchè scopertolo reo di corrotta giustizia nel suo uffizio di regio giudice. E già Sandoce trovavasi sospeso in croce, allorché Dario, considerando che i suoi meriti verso la regia casa di molto avanzavano i maaIcamenti; e confessando però di avere operato verso di |lui ia modo piiì precipitoso che savio; ne ordinava la ’ liberazìone, Di guisa che Sandoce riuscì ad aver salva la

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