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Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/91

 
 
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versale di tutte le lotte ch’ebbero in quel tempo i Papi co’ principi; sarà cioè quanto passò fra Pasquale II e il primo Enrico re d’Inghilterra.

Enrico, come ogni altro principe di quel tempo, facea alto e basso de’ vescovati. Il Papa l’avvisò che erano cosa sacra; che non si potea farne mercato; che la Chiesa dovea conferire le sedi, che doveano sortirsi a successori degli apostoli chiamati da Cristo per mezzo delle canoniche elezioni: il re ripugnava: andare e venir lettere, ambascerie1. Pasquale immobile come scoglio; S. Anselmo allora primate d’Inghilterra, con lui. Questo santo Arcivescovo avea già sofferto troppe persecuzioni ed esigli per la libertà da Guglielmo immediato predecessore di Enrico: questi richiamatolo dal bando per politica, accoltolo con onoranza: ma non potutolo corrompere, nè aver mai da lui l’omaggio de’ Vescovi investiti da mano regia. A finire il dissidio con Anselmo, nuova ambasciata è spedita al Pontefice, tre Vescovi pel re, e due monaci pel primate. Ritornano senza aver nulla ottenuto. In presenza de’ Vescovi e de’ nobili assembrati dal re sono lette le lettere del Papa ad Anselmo piene di dignità e di costanza2: la causa par fi-

  1. Alla prima imbasciata che inviò Enrico v a Roma per ottenere da Pasquale ii il dritto d’investire i Vescovi, questo illustre Pontefice rispose con una lettera degna del Capo della Chiesa, dove fra l’altre cose così diceva: «Tu chiedevi che ti fosse dato per indulto della Chiesa Romana il diritto e la facoltà di costituire i Vescovi e gli Abati per mezzo dell’investitura, e che fosse sottomesso alla regia potestà quello che l’onnipotente Signore dichiara non farsi se non da lui solo. Poichè il Signore dice: «Io sono la porta: se alcuno entrerà per me sarà salvo.» Or quando i re si arrogano di esser la porta della Chiesa, allora avviene sicuramente che quelli che per essi entrano nella Chiesa, non sieno pastori, ma rubatori e ladroni, dicendo lo stesso Signore: «Quegli che non entra per la porta del chiuso delle pecore, ma si sale per altra parte egli è rubatore e ladrone.» Veramente se la tua dilezione domandasse da Noi qualche gran che, il quale secondo Dio con giustizia e colla salvezza dell’ordine nostro concedere si potesse, di gran voglia noi te lo concederemmo. Ma questa che tu dimandi è cosa sì grave, sì indegna, che con nessuno ingegno il può giustificare ed ammettere la Chiesa cattolica. Il beato Ambrogio potè essere spinto agli estremi termini anzichè mai concedere all’imperatore la dominazion della Chiesa. Egli rispose: Non voler tu aggravare te stesso, o imperatore, in pur credendo che su quelle cose che sono divine v’abbia un qualche imperatorio diritto. Non ti rizzare ma se vuoi regnar lungamente, soggettati a Dio. Egli è scritto: Le cose di Dio a Dio, le cose di Cesare a Cesare. All’imperatore spettano i palagi, al sacerdote le Chiese: a te fu commesso il diritto delle mura pubbliche, non delle sacre. Che vuoi tu con un’adultera? Poichè ella è adultera quella che non e unita di legittimo maritaggio.« Non odi tu, o re, chiamarsi adultera quella Chiesa che non ha contratte nozze legittime? e della Chiesa ognuno stima che il Vescovo sia il proprio sposo. — Se tu sei figliuolo della Chiesa, lascia adunque alla madre tua stringere legittime nozze di modo che ella si unisca a un legittimo sposo non per opera d’uomo, ma di Cristo Dio e Uomo. Imperciocchè l’Apostolo attesta che i Vescovi vengono eletti da Dio quando sono eletti canonicamente, là dove dice: «Niuno suol prendersi da sè stesso l’onore, ma quegli che è chiamato da Dio siccome Aronne.» E il beato Ambrogio: Giustamente, dice, si crede che sia eletto dal Divino giudizio colui, cui tutti hanno dimandato» e poco appresso: «quando convenne la dimanda di tutti, non evvi più a dubitare che ivi il Signore Gesù non sia stato egli e l’autore della volontà, e l’arbitro della dimanda, e il presidente della ordinazione, e il datore della grazia.« Oltracciò il Profeta Davide favellando colla Chiesa dice: «Invece de’ Padri tuoi, ti sono nati de’ figli, tu li costituirai principi sopra tutta la terra.» Ecco la Chiesa che genera i figli e che li costituisce principi. — Da vero che mostruoso è a dire che il figlio genera il padre, e che l’uomo debba creare un Dio! Imperciocchè è manifesto, i sacerdoti chiamarsi Dei nelle sacre Scritture, siccome quelli che sono i vicarî di Dio. — Per questo si fu che la santa Chiesa Romana ed apostolica per mezzo de’ nostri predecessori non dubitò di opporsi virilmente alla usurpazione de’ regi e alla abbominanda investitura che volean dare, e non furon atte a piegarla le gravissime persecuzioni de’ tiranni, da’ quali fu afflitta e sbattuta fino a’ tempi nostri. Ma noi confidiamo nel Signore, conciossiachè Pietro il Principe della Chiesa e il primo de’ Vescovi, non perderà la virtù della sua fede nè pure in Noi.» Questa lettera è riferita da Eadmero, Lib. iii. Historiae Novorum.
  2. Queste lettere di Pasquale ed Anselmo dicevano: «Egli è ben noto alla tua sa-