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Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/66

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delle elezioni vescovili, tentata assiduamente dalla temporale potenza de’ principi, si fu la divisione del popolo dal Clero, avvenuta per le cagioni che ho accennato. Sempre più diviso il popolo da’ suoi pastori, e sempre più corrotto, cominciò a meno importargli d’averne di degni. E d’altro lato, essendo cangiate le sedi episcopali in posti di beatitudine temporale, per le dovizie riboccanti e gli onori, e quindi più aspirando ad essi i più avidi, ed ottenendoli i più briganti; era ben facile che il popolo guasto fosse comperato e venduto, e squarciato in partiti, e sommosso in tumulti, e reso fautore finalmente di indegni che l’adulassero, e nei quali egli amasse e cercasse i proprii suoi vizi, anzichè le virtù episcopali: disordini che diedero mesta cagione di escluderlo dalle elezioni intieramente: il che fu fatto prima in Oriente, dove anche prima, la potenza laicale padroneggiò le elezioni; e poscia in occidente: e ciò tolse ai canoni la loro sanzione, che nel popolo principalmente consisteva. Nè fu contento il Clero (assecondando in ciò, senza che egli se n’avvedesse, la politica de’ principi, se non per deliberato consiglio, certo per un cotal suo infallibile istinto) di riserbare a sè solo tutte le elezioni, senza consultare nè contare più per nulla il desiderio della moltitudine de’ fedeli; che nel Clero stesso ben presto prevalsero alcuni pochi sopra la grande maggioranza degli ecclesiastici1, e convertirono in un privilegio del loro ceto la facoltà di eleggere il Vescovo; e questi, che furono i canonici delle cattedrali, riuscirono a far confermare ciò che s’erano arrogato, con leggi della Chiesa. Esclusa pertanto dalle elezioni vescovili la gran massa del popolo, e quella altresì del Clero; il corpo elettorale fu stenuato, senza più alcuna forza da mantenere il dritto di eleggere, contro quelli che se ne volessero insignorire.

80. In questo stato di cose, al tempo de’ Papi francesi residenti in Avignone2, ebbero principalmente luogo le riserve pontificie, le grazie aspettative, e le annate per una conseguenza di quelle: in prima vedute di buon occhio dai principi, e talora da essi richieste, perchè indebolivano via più la sanzione del dritto che ha la Chiesa di eleggersi i pastori3; giacchè la san-

  1. Ciò avvenne nel secolo xii e xiii. Da una lettera del celebre Incmaro Vescovo di Reims apparisce che in quel tempo (sec. ix) entrava ad eleggere il Vescovo anche il Clero della Campagna, non solo quello della città. Egli scrive ad Edenulfo Vescovo di Laudun mandandolo a presiedere all’erezione del Vescovo Cameracese in questa maniera: quae electio non tantum a civitatis Clericis erit agenda, verum et de omnibus monasteriis ipsius Parochiae, et de rusticanarum Parochiarum Presbyteris occurrant Vicarii commorantium secum concordia vota ferentes. Sed et laici nobiles ac cives adesse debebunt: quoniam ab omnibus debet eligi, cui debet ab omnibus obediri.

    Per altro l’avere Incmaro avvertito di ciò Edenulfo, mostra che si tendeva fin d’allora ad alterare questo antico costume. Innocenzio iii sulla fine del secolo xii, in una sua decretale (de caus. possess. et propriet. c. 3) attribuisce il diritto di eleggere ad Cathedralium Ecclesiarum clericos. Il iv. Concilio di Laterano finalmente nel 1215 can. 24-26, restrinse le elezioni ai soli canonici delle cattedrali.

  2. Clemente v. fu il Pontefice che nell’anno 1306 estese le riservazioni pontificie a’ vescovati. Benedetto xii. che salì alla Cattedra apostolica l’anno 1334, le rese per poco universali.

    Bonifacio ix sulla fine di questo secolo xiv estese le annate ai vescovati, e le rese perpetue.

  3. Questa osservazione spiega un fatto, che altramente sembra inesplicabile. Il Concilio di Basilea, sostenuto dalle potestà laicali, annulla le riserve pontificie. Quale fa il vero e intimo intendimento della politica de’ principi col mettersi dalla parte del Concilio di Basilea? Forse di distruggere le riserve? no; ma d’indebolirle per padroneggiarle. La prova di ciò sta nella condotta de’ re di Francia a questo proposito. Carlo vii riceve con apparente esultanza i decreti di Basilea, e li dichiara legge dello Stato nell’assemblea di Bourges, dove pubblica la Prammatica sanzione. E che perciò? Questo stesso Carlo vii poco dopo, e i suoi successori Luigi xi, e Carlo viii, pregano il Papa, che si riservi la collazione di certi vescovadi, o li conferisca a tenore delle regie preghiere. Volevano dunque le riserve, ma deboli, ma perchè il Papa facesse di queste il piacer loro: il vero spirito adunque della politica era di abrogare le riserve unicamente per indebolirle, e indebolite, servirsi di esse per eludere le leggi della Chiesa.