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CAPITOLO V.

Della piaga del piede sinistro: la servitù de’ beni ecclesiastici.

127. Dalle cose ragionate fin qui apparisce, che la caduta di Roma pagana, predetta dalle Scritture sotto il nome di Babilonia fu, nell’ordine dell’altissima Providenza, non solo un atto di giustizia vendicatrice del sangue dei Martiri ed estirpatrice delle ultime radici dell’idolatria; ma una disposizione altresì di quella divina politica con cui l’umanità vien governata dal Re de’ regi, onde, disciolta l’antica e decrepita Società, se ne annodasse una novella figlia della Chiesa dell’Uomo-Dio, segnata in fronte di un carattere sacro, indelebile, che la rendesse come la sua genitrice, immortale, e insieme con lei si svolgesse in un progresso interminabile di sconosciuta e nuova civiltà. Ma la gloria, che da tant’opera dovea venire all’elemento divino della Chiesa di Cristo, conveniva che fosse temperata e quasi contrabilanciata dall’umiliazione che all’elemento umano della medesima Chiesa sarebbe conseguitato, acciocchè tutto il bene si attribuisse a Dio e al suo Cristo e non all’uomo. Laonde Iddio permise, che i barbarici conquistatori incaricati dall’alto consiglio della distruzion del romano impero, e mossi, senza saperlo, a renderci discepoli dalla Chiesa, introducessero il Feudalismo che finì collo spegnere la libertà della stessa Chiesa, onde provennero tutti i suoi mali. Perocchè, a dir vero, l’affluenza delle ricchezze non sarebbe bastata a precipitare il Clero in quel fondo che noi vedemmo; nè tampoco avrebbero recato un effetto sì miserando i temporali dominii, se fossero stati indipendenti. Che anzi della sovranità si servì Iddio a mantenere inviolata la libertà della Sede Apostolica, acciocchè almeno il Capo campasse salvo dalla universale servitù, e il capo libero poi rendesse a suo tempo libere anche le membra, il che è la grand’opera che resta ancora a compire a Roma.

128. Sì, il feudalismo fu l’unica, o certo la principalissima fonte di tutti i mali; perocchè essendo egli un sistema misto di signoria profana e barbara, e insieme di servitù e vassallaggio a’ principi temporali; in quanto è signoria, egli divise il Clero dal popolo (Piaga i), e spezzò in due parti, che chiamaronsi ingiuriosamente alto e basso Clero, sostituendo alla relazione di padre e figlio, che l’annodava, quella di signore e suddito che lo disnoda: onde la negletta educazione del Chiericato (Piaga ii), e quindi ancora entrata la divisione nell’alto Clero, cioè ne’ Vescovi fra di loro, dimentichi della fraternità, memori della gelosia signorile sì per proprio conto che pel conto del principe, al cui vassallaggio appartenevano, rimanendo così ciascun Vescovo e separato dal popolo, e sequestrato dall’intero episcopato (Piaga iii): in quant’è poi servitù, il feudalismo, assoggettati i Vescovi personalmente al Signore temporale come fedeli e uomini suoi, incatenò ignominiosamente la Chiesa tutte le cose sue al carro del laicale potere che la trascinò per tutte quelle balze e precipizî, nelle quali esso, in suo corso irregolare e fallace, va sovente rompendosi ed inabissandosi, e dopo mille avvilimenti e mille sciagure, spoglia a man salva de’ ricevuti dominî, ella trovasi così sfinita di forze da non saper pure conservare e difendere a sè stessa la nominazione dei proprî pastori (Piaga iv). E dico che il feudalismo asservò la Chiesa con tutte le cose sue, perchè i barbari regnatori, avvezzi a non riconoscere che vassalli, con questo loro istinto tutte le cose ecclesiastiche riguardarono; al che mirando i legisti adulatori, seppero ridurre a teoria di diritto il dispotismo barbarico invalso di fatto, insegnando che «il principale tira a sè l’accessorio,» e come principale dichiarando i feudi regi così inducendone, che dunque anche gli allodî, che le Chiese possedevano, come beni feudali si do-