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loro proprî: essa riceve in sè qualche cosa di più funesto ancora delle nazioni infedeli, cioè una legge di degradazione che non ci lascia predire, ove la condurrebbe, se altre cause non perturbassero la sua azione infaticabile; perciocchè non v’è ancora nelle storie un esempio di nazione che abbia esauriti tutti i cangiamenti a cui una legge sì fatale incessantemente la impinge, e che venuta a certi estremi non sia tornata indietro impaurita, come da un abisso che vide spalancatosi innanzi, riavvicinandosi alla Chiesa cattolica, o anche rientrando in essa lasciando perciò questo caso di morte per apostasia, e tornando agli altri due mali delle nazioni cristiane, la tirannia, e la congiura contro lo Stato, dico che la nazione cattolica affetta da questi due mali, non cesserà dall’essere agitata, fino a che non avrà espulso dal suo seno il germe del suo tristo malore, e non avrà ristabilito la legge della sua costituzione divina, consistente in trovarsi due dei tre poteri sempre più forti del terzo solo, e quindi sempre atti a sanzionare in ogni caso la giustizia dal terzo violata.

125. Ora di questa costituzione appunto, propria degli Stati cristiani sempre usò la Providenza per francare le elezioni de’ Vescovi, quando l’uno dei tre poteri attentò di usurparsele. Fu un tempo in cui la nobiltà impediva la libertà delle elezioni, tutto mettendo in opera per diventarne essa stessa l’arbitra. Allora la divina Providenza si servì de’ sovrani d’accordo colla plebe per rivendicare alla Chiesa il suo diritto, e ritornar libere le elezioni1. L’abuso altre volte fu nella plebe; e questo pure fu tolto venendo la chiesa aiutata dai sovrani e dalla nobiltà2. Immortali beneficî che i pii monarchi resero alla chiesa, e de’ quali la chiesa fu e sarà memore fino alla fine

  1. Nel secolo viii i vescovati per la ragione de’ feudi venivano invasi dalla nobiltà armata e soperchiatrice. Carlo Manno e Pipino difesero la Chiesa, e quest’ultimo ebbe a tal uopo dal sommo Pontefice Zaccaria il privilegio ad personam di nominare i Vescovi. L’Abate Lupo di Ferrara scrive: Pipinus a quo per maximum Carolum et religiosissimum Lodovicum imperatorem duxit rex noster originem, exsposita necessitate hujus regni Zaccariae Romano Papae, in Synodo, cui Martyr Bonifacius interfuit, ejus accepit consensum, ut acerbitati temporis, industria sibi probatissimorum, decendetibus Episcopis, mederetur. Ep. lxxxi.
  2. Si veggono adunque due periodi negli attentati della nobiltà e del poter supremo per insignorirsi delle elezioni: nel primo periodo si trattava di prenderle d’assalto con una usurpazione senza velo; nel secondo periodo si operò sottomano con arte, e si venne al fine per de’ passi insensibili.

    In Francia il poter supremo si unì col popolo a danno della libertà della Chiesa e contro la nobiltà, e perciò vi fu congiura contro lo Stato. Nell’adunanza de’ comuni del 1615 il terz’ordine fu pel gallicanismo, e il sistema cattolico fu difeso dal Clero e dalla nobiltà; sicchè, come scrive Bartol. Grammond presidente del parlamento di Tolosa (lib. 1 hist. ad ann. 1615) il partito cattolico diceva Clerum et nobilitatem convenire in eamdem sententiam, nec ideo contrariam opinionem valere quia ita populus censet: duorum vota et calculos uni praevalere.

    Nel 1673 il Clero si dichiarò ancora nella stessa buona sentenza; ma nel 1682 contraddisse a’ suoi padri. Il clero di nomina regia sotto un re dispotico come Luigi xiv fu regio: allora il gallicanismo prese tutte le forme più regolari e compì il suo trionfo.

    Ma che valse questa congiura del potere supremo e del popolo, contro lo Stato e la Chiesa? Valse al re la sua rovina. Annientata quasi la nobiltà, il re si trovò in presenza del popolo che egli stesso avea sollevato. Due poteri in presenza senza mediatore non possono a lungo sussistere concordi: il popolo adunque cacciò il re, l’uccise. Che lezione! Che falsa politica non è quella che non pensa ad altro che a rendere il poter supremo illimitato e nulla più? Gli eccessi si toccano; e chi soverchiamente s’innalza, più miseramente si rovescia.

    Singolare cosa è ad osservare, che il Card. Richelieu stette per la Chiesa contro il gallicanismo; e pure fu egli che ne preparò il trionfo; egli il più grande istrumento della depressione della nobiltà, e del regio assolutismo. Non vedeva dunque il grand’uomo la conseguenza di ciò che operava: e quanti altri mostrano pure di vedere assai, e sono veramente miopi ingannandosi allo stesso modo!