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Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/114

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loro nazione). «i capi della Religione sono uomini di sua scelta, essa Religione non ha nulla a temere. Nè la persecuzione, nè la fame la uccideranno; nè la persecuzione, nè la fame hanno fatto perire le Chiese d’Oriente, di Germania e d’Inghilterra: esse sono perite per l’intervento corruttore del potere nella formazione dell’episcopato: sia che i Vescovi abbiano venduto di loro piena volontà la propria indipendenza, sia che abbian forse ignorato fino a quale segno uomini liberi e credenti possano spingere la resistenza a delle sacrileghe volontà. Ora la vostra volta è venuta, o sacrate reliquie de’ nostri Vescovi, la vostra volta è venuta di sostenere questo attacco sordo della autorità. Hanno già percorso coll’occhio le vostre teste incanutite nelle precedenti sventure; hanno contati i vostri anni, e si sono seco medesimi rallegrati: perciocchè certo è il tempo dell’uomo. Di mano in mano che voi vi spegnerete, collocheranno essi sulle vostre sedi de’ preti onorati di loro confidenza, la presenza de’ quali deciderà le vostre file, senza distruggere ancora l’unità. Un residuo di pudore sarà più tardi scancellato dai loro atti; l’ambizione sotterra stringerà degli orribili contratti; e l’ultimo di voi morendosi potrà discernere sotto l’altar maggiore della sua Cattedrale convinto che i suoi funerali sono i funerali di tutta la Chiesa di Francia.»

123. Che dunque? Sarà la Chiesa abbandonata? Non resta dunque speranza che il cattolicismo risorga dall’oppressione? che sieno ritornate libere le elezioni vescovili, senza le quali la Chiesa non può sussistere? No, non ve n’ha: tutta la forza è dalla parte dello scisma; dalla parte della Chiesa non v’ha che debolezza. Nè i Vescovi, nè lo stesso sommo Pontefice può rimediare al male, considerate le circostanze presenti: non v’ha dunque un potere nelle mani dell’uomo, acconcio a tanta impresa. V’ha bensì la persuasione, v’ha la parola d’Iddio; ed ella dee essere intimata anche al mondo che la rifiuta; e gl’inviati del Signore che la intimano, hanno salvate, intimandola, le anime loro, che perderebbero tacendo. Ma non è nuovo questo stato della Chiesa: altre volte la Chiesa non vedeva speranze di sorte alcuna negli uomini, o piuttosto non le vede mai; chè la Providenza di sopra degli uomini, vuol riserbare ogni gloria a sè sola; e dee essere esaltato il solo Capo invisibile della Chiesa, Gesù Cristo. Egli trionfera quando i suoi nemici appunto credono d’aver consumato la loro vittoria, e quando a’ suoi fedeli è venuto meno ogni soccorso, fuori di lui.

Fu particolarmente nella libertà delle elezioni, senza la quale la Chiesa perisce, che si vide sempre sopra tutti i pensamenti degli uomini risplendere l’onnipotente previdenza di Colui che ha ricevuto dal Padre »ogni potestà in cielo ed in terra.»

124. Il popolo cristiano, e la nazione cristiana membro di questo popolo, ha una costituzione di diritto veramente divino, cioè di fatto; perocchè i fatti sono di diritto divino, giacchè è Dio, solo Dio il guidatore di tutti i fatti. Guai a chi la tocca questa costituzione! guai a quella nazione che ne infrange le leggi! i mali traboccheranno su di lei in sì gran copia, ch’essa non cesserà d’essere agitata e lacerata fino a tanto che non è ritornata indietro e non ha ristabilita la costituzione di cui parliamo. Ecco quali sono le leggi semplici, universali, immutabili di questa costituzione.

Insiste essa su due perni, 1.° un diritto supremo, 2.° un fatto universale che è il risultato di tutti i fatti: cioè v’ha primieramente un potere supremamente legislatore, o, se più si vuole, un potere che annunzia le somme leggi, ed un potere che le sanziona; questi due poteri non si uniscono mai in una sola persona, ma essi appartengono sempre a persone diverse. Mi spiego.

Nel mezzo del popolo cristiano è posta una voce incessante che annunzia la legge evangelica, che è la giustizia completa. Questo ufficio è commesso