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colanti. Le scientifiche ed erudite conservano la tradizione dell’alto sapere; le popolari mirano a conservare quel poco sapere di cui furono dispensatici le istituzioni di varie specie, delle quali si va arricchendo il paese a benefìcio specialmente del popolo.

Volete voi vedere quale fu la fecondità del carattere di cui discorriamo? Non vi trasporterò molto lontano. Egli è da pochi anni, e tre o quattro uomini, che il volgo suol dire incontentabili od irrequieti, cominciarono a dire: Le scuole non bastano per assicurare al popolo il sapere. Molti de* giovani, che pur frequentarono le scuole, e che benissimo avevano appreso il leggere, lo scrivere ed il conteggiare, si presentavano alla coscrizione militare nuovamente analfabeti. Questo si verificò non solo presso di noi, ma eziandio nel paese delle statìstiche che è la Prussia, quindi conchiusero: voglionsi avere libri e Biblioteche, le quali esercitando utilmente le facoltà de’ giovani, non lascino morire que’ germi che con tanti sacrifizi di danari e di fatiche si gettarono nelle loro menti.

Ma come si formeranno queste Biblioteche, se la nostra letteratura con tutto il suo splendore e la sua ricchezza non ha mai avuto di mira il popolo?

Questo lamento era giusto. Si chiesero libri popolari; ed i libri popolari non tardarono a presentarsi ai richiedenti. Cosi è: anche qui la legge economica della richiesta e dell’offerta, la grande legge del tornaconto, modera e regola la produzione.

Non meno di venti editori attivi ed intelligenti, o signori,


    pubblicarono giornali diretti a questi poveri ignorami. Ecco un aneddoto che si racconta: — Che cosa guardi tu su quella carta? diceva un giorno un negro ignorante a un altro che sapeva leggere. — Oh se tu sapessi, rispose il leggente, come ciò diverte: vi ha qui delle persone che parlano e che si ascollano cogli occhi.