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zione sotto il nome di Pionieri di Rochdale. Or bene gli operai di Rochdale pervennero a formare una Biblioteca di due mila volumi.

Come sono lodevoli quelle popolazioni lavoratrici, le quali coi loro proprii sforzi possono procacciarsi i mezzi della loro istruzione! Ma possiamo noi dire che siano molte coteste, e che le nostre segnatamente della campagna sieno a questo punto di avanzamento? Per nostra disgrazia dobbiamo dire che ne siamo lontani ancora. Ma tuttavia quale pensiero ci diamo noi per condurle a questo stato? Adoperiamo in guisa da risvegliare quell’attività che dovrà tradursi in iniziativa propria delle classi lavoratrici? No. Noi abbiamo posto in non cale l’insegnamento degli economisti e degli uomini tutti d’esperienza, che l’assistenza diretta, continua, la tutela che le classi doviziose esercitano sulla povera può esser ben di spesso sorgente piuttosto di danno che di vantaggio.

La beneficenza, o mio Luigi, sotto qualunque forma si presenti, dev’essere regolata dalla prudenza, e ricercare con essa di muovere l’attività del beneficato nell’atto che gli si porge la mano per sollevarlo dall’avvilimento in cui giace.

Le Biblioteche popolari adunque non devono essere un’ostentazione od una mostra apparente; devono essere fonte di cultura, e io saranno indubitatamente se promuoveranno il desiderio di leggere e faranno conoscere il bisogno e la utilità della istruzione.

Al malato, al convalescente non s’imbandisce una mensa ricca di molti e svariati cibi, ma gli si presenta quella vivanda che sia più facile a smaltirsi e giovi a rinvigorire le forze tutte della vita. Così è per l’appunto delle Biblioteche che noi vogliamo diffondere per tutto negli opifìci e nelle campagne.