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libro quarto 419

poi ch’erano i Belgi v’ha questo indizio, che una volta vi si contavano trecento mila uomini capaci di portar armi1. E già ho fatta menzione della moltitudine degli Elvezii, degli Arverni e dei loro alleati: d’onde si fa manifesta la grande popolazione di que’ paesi, e la fecondità delle donne e la loro attitudine all’educaro i figliuoli. Portano sajo e lasciansi crescer le chiome assai lunghe, ed usano anassiridi2 intorno alle parti inferiori della persona: e invece di tonache portano una veste aperta e con maniche, la quale discende fino alle parti vergognose e alle natiche. La lana delle loro pecore è ruvida, ma lunga; e ne fanno quella specie di saj velluti che i Romani chiamano læne. Tuttavolta anche nelle parti più settentrionali hanno montoni di bellissima lana, avendo cura di tenerli coperti. L’armatura di che fanno uso questi popoli è commisurata alla grandezza dei loro corpi: però hanno una lunga spada che si distende al loro destro lato: anche lo scudo ch’essi usano è lungo, con lance proporzionate. Portano inoltre una specie di picca denominata mataris; ed alcuni fanno uso eziandio di archi e di fionde. Hanno oltre di ciò anche una specie di giavellotto fatto di legno, cui lanciano colla mano, e non già con coregge, più lontano che non sogliano spingersi le frecce, e del quale si

  1. Cesare, lib. II, c. 4, dice trecento otto mila.
  2. Άναξυρίδες sono le brache; d’onde poi venne il nome di Gallia bracata. Così traduce questa voce anche lo Schweighaeuser nel suo recente Lessico Erodoteo, parlando dei Persiani che usarono anch’essi Anassiridi.