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libro quarto 409

gono come d’emporio, e i governatori che vengon da Roma fanno quivi coniare le monete d’argento e d’oro. Il tempio poi dedicato in comune da tutti i Galati a Cesare Augusto s’innalza davanti a questa città dove i fiumi predetti si mischiano insieme. Sono in quel tempio un altare degno di considerazione, con una inscrizione di sessanta popoli; poi altrettante statue per ciascuno di questi popoli; ed un altro altare di gran mole1. Questa città presiede alla nazione dei Segusiani abitanti fra il Rodano ed il Dubi. Delle altre popolazioni che stendonsi fino al Reno, alcune son limitate dal Dubi, alcune altre dall’Arari; i quali fiumi discendendo anch’essi, come dicemmo già prima, dalle Alpi, si mischiano poi in una sola corrente, e vanno a gettarsi così congiunti nel Rodano. Avvi anche un altro fiume che ha pure le sue origini nelle Alpi, ed è denominato Sequana. Scorre cotesto fiume nell’Oceano, parallelo al Reno, a traverso ad un popolo che porta lo stesso suo nome, e confinante col Reno all’o-

  1. Έστι δὲ βωμὸς ἀξιόλογος ἐπιγραφὴν ἔχων τῶν ἐθνῶν ἑξήκοντα τὸν ἀριθμὸν καὶ εἰκόνες τούτων ἑκάστου μία καὶ ἄλλος ἀνδριὰς μέγας. Gli Ed. franc. leggono: εἰκόνας ed ἄλλως e traducono: Vedesi in quel tempio un altare magnifico, sul quale sono incisi i nomi di sessanta popoli, rappresentati da altrettante statue. Questo altare è d’una considerabile altezza. Senza rigettare questa congettura, vedendo che il Coray non volle fare alcuna mutazione nel testo, mi parve di poterne dare una plausibile spiegazione sottintendendo ad ἅλλεσ la voce βωμὸς già espressa innanzi; come se dicesse: Έστι δὲ βωμὸς … καὶ εἰκόνες … καὶ ἄλλος ἀνδριὰς μέγας.