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libro terzo 359

corde; d’onde poi Fileta nell’Ermenia dice: È avvolto in una sordida toga, e intorno alle scarne reni ha una cintura di melancrena, per significare una corda di melacrena) o di crini o di nervi. La più lunga per trarre da lungi; la più corta per combattere da vicino; e la mezzana per le distanze mediocri: e sin da fanciulli si esercitavano a quest’arma per modo che i parenti non solevano dare il pane ai figliuoli, se non quando l’avessero colpito colla fionda1. Per la qual cosa Metello navigando a quelle isole fece distendere delle pelli al di sopra dei ponti delle navi, affinchè servissero di riparo contro le fionde; e così vi condusse una colonia di tre mila Romani dell’Iberia.

Alla fertilità del terreno s’aggiunge poi che in quelle isole non trovasi quasi verun nocivo animale. Dicono infatti che anche i conigli non vi sono indigeni; ma che sendone colà portata dal continente una copia, maschio e femmina, vi si fermò la razza: la quale fu dal principio sì numerosa che a forza di scavare sotterra, rovesciava le case e gli alberi, e costrinse (come abbiamo già detto) quegli abitanti di ricorrere per aiuto ai Romani. Oggidì per altro la destrezza colla quale ne fanno la caccia non permette che si rinnovi quel danno, ma chi possiede terreno può coltivarlo con buon successo. E

    spiegazione come una postilla marginale di qualche grammatico, introdotta poi nel testo dagli amanuensi; e perciò la riferiscono a piè di pagina a modo di nota.

  1. Cibum puer a matre non accipit, nisi quem, ipsa monstrante, percussit. Floro, lib. III, c. 8.