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libro terzo 315

la quale si trova in più parti anche nei luoghi asciutti. Se non che quivi l’oro non apparisce, mentre per lo contrario nei siti bagnati dall’acqua le granella di questo metallo rilucono: il perchè poi gli abitanti spargendo dell’acqua dov’essa manca, fanno sì che l’oro nascosto apparisca. Oltre di ciò collo scavar pozzi e con altre arti da loro immaginate, pervengano a lavare la sabbia e ne traggono fuori l’oro: sicchè al presente sono più i luoghi destinati a lavar l’oro, che quelli d’onde si cava. I Galati poi si vantano che le migliori miniere sono le loro; sì quelle del monte Cemmeno, come quelle che trovansi ne’ Pirenei: tuttavolta sono tenute in più pregio le miniere al di qua di quei monti, dove si dice che insieme colla sabbia dell’oro trovansi qualche volta anche masse di questo metallo del peso di mezzo litro (dette poi pale), le quali hanno bisogno di poca purgazione. Perocchè dicono che spaccando le pietre vi si trovano de’ globetti simili a poppe. Cotto poi l’oro e purgato col mezzo di una certa terra alluminosa, ne rimane l’elettro: e perchè questo è una meschianza d’argento e d’oro, perciò posto a cuocer di nuovo se ne brucia via l’argento, e resta l’oro, per essere la naturale sua forma facile a fondersi e pingue1. Quindi anche l’oro si fonde colla paglia me-

  1. Non può riceversi la lezione ordinaria: εὐδιάχυτος γάρ ὁ τύπος καὶ λιθώδης, per la contraddizione che porta seco l’essere una cosa istessa facile a fondersi e della natura della pietra. Fra le emendazioni proposte dal Salmasio a da altri pare da preferirsi quella del Coray, il quale cambia il λιθώδης in λιπώδης. Con questo vocabolo, egli dice, si viene a soggiungere la cagione per cui l’oro facilmente si fonde.