Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/229


libro secondo 215

Eudosso medesimo che gli prestò fede, e sopra questa speranza ritornò al proprio paese, e di quivi s’accinse ad un viaggio fuor delle Colonne? Eppure non era lecito senza permissione uscir d’Alessandria, principalmente poi a colui che s’era appropriate le cose del re; nè era possibile partirsi di là non veduto, tanta è la custodia colla quale si chiudono il porto e le altre uscite, secondochè noi medesimi abbiamo veduto usarsi tuttora quando per lungo tempo siamo dimorati in Alessandria; sebbene molte cose si negligentino dopo che quella città è posseduta dai Romani, e le custodie sotto i re fossero più severe. E tuttavolta sia pur egli partito alla volta di Gadi e di quivi abbia pure salpato con regio armamento; ma dopo che gli si fu rotta la nave, come mai potè ricostruire il terzo lembo in un luogo deserto? come mai avendo ricominciato la navigazione, e trovando che gli Etiopi occidentali parlavano la stessa lingua che gli altri, sicchè potea credere che poco oramai gli restasse di paese sconosciuto, egli sì facile a meditare peregrinazioni, non sentì desiderio di navigare più oltre? Ed invece, posto ogni altro disegno in disparte, n’andò al re Bogo per indurlo a quella navigazione ch’ei tralasciava. Quivi poi, come venne a sapere l’insidia ch’eragli tesa in segreto? E quale vantaggio era mai a Bogo la distruzione di un uomo, ch’egli avrebbe invece potuto licenziare? E dopo avere scoperte le insidie, come potè prevenirle fuggendo a luoghi sicuri? Perocchè ciascuna di queste cose è, non diremo impossibile, ma difficile; e tale che di rado succede per buona ventura di chi che sia: ma a costui,