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48 PROLEGOMENI

lecito di palesare, senza pericolo d’ingannarmi, o d’ingannarlo, è ciò che segue.

Delle mutazioni del testo, e mutazioni qui intendo non emendazioni di solecismi e di barbarismi, le quali non procacciano lode al correttore, come forse nemmeno gran biasimo a chi le trascura, delle mutazioni, dico, del testo il numero è grande. Altre ne ho fatte guidato da varie lezioni, altre da emendazioni di anteriori critici, le quali i primi editori non ardirono introdurre nel testo. Forse non è minore il numero di quelle che ho ardito fare per congettura, indotto dal senso, da altri passi paralleli di Strabone, o dalla usata proprietà del suo dire. Facilmente il crederà chiunque avrà la pazienza di confrontare poche pagine della mia edizione coll'edizione di Lipsia, la quale ho in certa guisa posto per base della mia.

Delle mie correzioni, le felici (perocchè non mi stimo così sciagurato di aver mal riuscito in tutte) io le debbo agli aiuti che ho avuto in maggior copia che gli altri editori, le non felici da coloro mi saranno perdonate, i quali sono dall’esperienza ammaestrati quanto sia difficile l’edizione d’uno scrittore alterato dai copisti. Sennonchè a taluni parerà non degno di scusa l’aver io, anzichè proposte nelle annotazioni, inserite nello stesso testo le mie congetture. Ma primo non sono a tentare simili ardimenti, e forse più ardito m’ha fatto alcune fiate lo sdegno di vedere greci scrittori deformati con molti errori di dizione, e non per altro, fuorché per quel superstizioso rispetto che certi hanno verso del testo. E se le lezioni medesime